Archivio di maggio 2009

Dispepsia

dispepsiaIl termine Dispepsia deriva da due parole greche “dis” (cattivo) e “peptein” (digerire) e significa letteralmente “cattiva digestione“.

E’ una sensazione di dolore o malessere localizzato principalmente nella parte alta dell’addome.

I sintomi sono:

  • senso di peso e tensione epigastrica postprandiale
  • sazietà precoce
  • anoressia
  • nausea
  • senso di gonfiore
  • conati di vomito
  • rigurgito
  • eruttazione
  • singhiozzo
  • senso di bocca amara

Non vi sono prove che la dispepsia sia in rapporto con un particolare tipo di dieta, anche se una sana alimentazione è molto importante, poichè molti dei disturbi dispeptici sono in rapporto con l’introduzione del cibo e sono da questo scatenati e/o peggiorati. In genere è il paziente stesso che riconosce quali sono i cibi che gli provocano disturbi.

Bisogna fare attenzione a non abusare di caffè, alcool e fumo; inoltre il brodo di carne o di estratto di carne, il latte ed il vino stimolano la secrezione gastrica e possono aggravare una patologia acido-correlata in certi pazienti scatenando o accentuando un dolore epigastrico simile a quello dell’ulcera duodenale.

Verdure o carni dure e fibrose possono mettere in crisi la capacità triturante dell’antro gastrico ed accentuare il gonfiore e la pesantezza epigastrica.

A parte questi effetti di peggioramento dei disturbi dispeptici da parte di alcuni alimenti, non vi sono dimostrazioni che la dispepsia dipenda da fattori dietetici, nè sia in rapporto con un’allergia o intolleranza alimentare.

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Cos’è la colite?

coliteCrampi, dissenteria, stitichezza: sono fastidiosi sintomi con i quali molte persone credono di essere costrette a convivere.

In realtà si tratta di campanelli di allarme lanciati dal colon, quella parte dell’intestino particolarmente sensibile alla vita frenetica, allo stress e ad una alimentazione sbagliata.

La sindrome del colon irritabile (SCI) più nota con il termine generico di “colite“, è una malattia di chiara origine psicosomatica, non è una malattia grave, ma è in grado di condizionare seriamente la vita delle persone che ne soffrono.

I sintomi che la caratterizzano sono la presenza di episodi acuti di dolore sottoforma di crampi accompagnati da fasi di dissenteria talvolta incontrollabile e/o di stitichezza. Talvolta i dolori addominali sono associati a: presenza di muco nelle feci o a diminuzione del dolore all’atto dell’evacuazione o alla sensazione di evacuazione incompleta.

E’ una malattia in ascesa e può colpire chiunque, tuttavia è assai più diffusa tra le donne e tra persone ansiose, con disturbi emotivi e tra quelle che sostengono un regime di vita frenetico e stressante.

CONSIGLI DIETETICI

Molto spesso alla base di una colite c’è un’alimentazione sbagliata. Nel passato, nel tentativo di risolverla, si consigliava la classica e noiosa “dieta in bianco”.

Studi gastroenterologici avanzati hanno dimostrato come invece questa possa addirittura essere dannosa poichè penalizza il paziente che già sopporta fastidiosi sintomi.

Il medico nutrizionista dovrà elaborare una dieta personalizzata normocalorica che si prefigga il recupero di un adeguato stato nutrizionale e del peso dei soggetti che spesso, a causa dello squilibrio della flora batterica intestinale, associano al malassorbimento uno stato di sottopeso.

I pasti consigliati potranno essere 5; piatti semplici, ben cotti, poco elaborati e facili da preparare che assecondino i gusti personali e le personali capacità digestive. Anche nel caso in cui il soggetto consumi i pasti in mensa o al ristorante, il medico dovrà tener conto anche di questo.

La frutta va consigliata lontana dai pasti; la verdura va bene cotta, tritata o passata e può servire da contorno.

Tra i cibi sconsigliati o da ridurre sono: pane e pasta integrali, zucchero, spezie, carni rosse e fibrose, formaggi stagionati e fermentati, fritture, stufati, salse, caffè, tè e alcolici.

Come già detto la sindrome dell’intestino irritabile riconosce un’origine psicosomatica e le misure comportamentali rivestono una grande importanza.

Riposo, attività fisica, pasti regolari e l’utilizzo di oligoelementi, fitopreparati e probiotici integrati alleviano la sintomatologia di questo fastidioso problema.

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