Archive del 25 giugno 2009
Il pasto “ricco” come status symbol
Nel regno animale si osserva una certa selettività, per esempio, alcuni tipi di uccelli si cibano solo di insetti, altri solo di bacche o semi; nel mondo degli insetti troviamo addirittura alcune specie che si cibano di un solo tipo di pianta o soltanto di alcune parti di essa. Il cosiddetto “onnivoro” in natura non esiste.
Il maiale allevato dall’uomo si è abituato a mangiare di tutto, ma il suo “cugino selvatico”, il cinghiale, è molto selettivo nella sua alimentazione.
Le tradizioni alimentari di tutti i popoli sono basate non solo sulle disponibilità della regione in cui vivono ma anche sull’esperienza; e, salvo le eccezioni che confermano la regola, comprendono pasti “semplici”, magari molto gustosi ma composti da non troppi alimenti diversi e, in genere, assai compatibili tra loro.
Le feste, come per esempio i pasti nuziali, costituiscono occasioni abbastanza rare per infrangere la regola di abitudini per lo più frugali. E la storia ci insegna che solo nella fase del declino, della degenerazione, i popoli (o le classi dominanti) indulgevano in abitudini alimentari che andavano al di là del fabbisogno nutritivo; i pasti luculliani ne sono un esempio.
Offrire una tavola riccamente e variamente imbandita è certamente segno di generosa aspitalità ma è, allo stesso tempo, indice di benessere economico. Questo fatto ha spinto alcuni ceti abbienti a fare degli eccessi alimentari una norma di vita, cioè al di fuori di occasioni particolari. Questo fenomeno, tuttavia, si verificava (e si verifica) più nelle società urbane che in quelle rurali dove le tradizioni, e forse anche un sano istinto, sopravvivono più a lungo.
In zone dove per secoli la popolazione ha vissuto al limite del sostentamento e dove procurarsi il pasto quotidiano era spesso un problema, si nota più accentuata la tendenza a eccessi alimentari, in quantità e varietà, durante un solo pasto: quasi che si voglia esorcizzare una fame atavica.
Dove invece l’ambiente è stato a lungo abbastanza favorevole a una sopravvivenza senza stenti si notano più moderazione e saggezza, o quanto meno una inversione di tendenza, una presa di coscienza delle reali necessità dell’organismo umano e del fatto che gli eccessi sono, alla lunga, sicuramente nocivi alla salute psicofisica.

