Archive del 24 luglio 2009
Il digiuno
Con questo termine si indica la privazione dei principi alimentari (lipidi, glucidi e protidi) che apportano calorie; vitamine, acqua e sali minerali vengono invece regolarmente somministrati.
In questa situazione si ha un rapido calo di peso nei primi giorni (in seguito all’aumento della diuresi), al quale segue un ulteriore calo, da attribuire per il 30-40% alla massa magra e per il 60-70% alla massa grassa.
Questa modalità terapeutica ha suscitato numerose controversie tra i dietologi. E’ infatti evidente come essa sia, dal punto di vista della riduzione ponderale, più efficace di qualsiasi dieta, tuttavia un digiuno che si prolunga al di là di 4-5 giorni provoca una serie di modificazioni fisiopatologiche potenzialmente dannose: chetosi, iperuricemia, ipercolesterolemia, perdita cospicua di acqua, calcio e potassio, bilancio azotato negativo, alterazioni elettrocardiografiche ecc..
Chi si sottopone al digiuno avverte nei primi giorni alcuni disturbi come cefalea e vertigini, che poi rapidamente scompaiono, mentre dopo alcune settimane possono comparire disturbi come astenia e diminuzione della libido.
Per quanto riguarda invece il senso della fame è importante rilevare che questo scompare dopo i primi 2-3 giorni.
Dati i possibili rischi di questa terapia (che comunque va sempre effettuata sotto stretto controllo medico) si ritiene utile riservare il digiuno a quei pochi casi in cui per particolari motivi (intervento chirurgico, ritenzione idrica ecc..) si imponga un rapido dimagrimento.

