Archivio di novembre 2009
Conservanti alimentari
Sono sostanze dotate di attività antimicrobica, utilizzate come additivi per bloccare lo sviluppo di microrganismi responsabili della degradazione dei cibi.
Alla categoria dei conservanti antimicrobici appartengono l’acido benzoico e i suoi sali, i nitrati e i nitriti, l’acido sorbico e i suoi sali, i solfiti ed altri prodotti di minor utilizzo.
In alcuni casi i conservanti sono indispensabili per garantire la massima sicurezza del prodotto; è il caso, per esempio, dei salumi, dove l’aggiunta di nitrati e nitriti impedisce la formazione del bacillo responsabile del botulismo, grave intossicazione alimentare.
Altre volte l’impiego industriale dei conservanti è motivato soprattutto da considerazioni economiche, in quanto la loro aggiunta risulta meno costosa rispetto ad altri sistemi di conservazione. Anche a livello casalingo la preparazione di conserve si basa in gran parte sull’azione antimicrobica di alcune sostanze.
L’alcool etilico ha un forte potere antisettico e viene utilizzato per preparare conserve di frutta (alimenti sotto spirito); l’aceto invece agisce come conservante grazie alla sua acidità, mentre il sale esercita la sua azione sottraendo acqua agli alimenti.
Anche molte spezie ed alcune erbe aromatiche sono dotate di potere conservante, si pensi all’uso del pepe e del peperoncino nell’impasto degli insaccati, oppure all’impiego di miscele di spezie per proteggere la superficie delle carni, soprattutto in Oriente o nei paesi dove è maggiore il rischio igienico.
Malattie dell’intestino crasso
Le malattie del colon possono essere di natura funzionale e/od organica e alterano le caratteristiche anatomiche e/o funzionali di questo tratto dell‘intestino.
La sintomatologia delle malattie coliche fondamentalmente deriva da turbe della motilità, che sta alla base delle due funzioni coliche principali: l’immagazzinamento ed il rimescolamento degli alimenti passati dalla digestione gastro-enterica.
La normale attività segmentaria, lenta (onde segmentarie) e quella longitudinale (riflesso gastro-colico) che assicurano la progressione della massa fecale, possono subire rallentamenti (stipsi) o accelerazioni (diarrea).
La terza funzione colica, l’assorbimento di acqua, che si aggira giornalmente intorno a 1500 ml, può arrivare a 3 - 5 litri in alcuni stati post-diarroici ed è regolato da sali biliari e da grassi idrossilati o volatili nonchè dagli ormoni gastroenterici.
La quarta funzione colica, la digestione, svolta integralmente dalla flora batterica, attraverso processi di fermentazione e putrefazione, assicura la degradazione dei residui alimentari sfuggiti alla digestione intestinale, con produzione di gas.
Il dismicrobismo e/o diete abnormi alterano tale produzione con conseguente flatulenza.
Tra le malattie coliche più comuni in grado di compromettere la struttura anatomica e le funzioni sopra citate dell’organo consideriamo la malattia diverticolare (o diverticolosi), la poliposi, le coliti croniche idiopatiche (colite ulcerosa e morbo di Crohn), le coliti infettive, le neoplasie.
Tra le colopatie esclusivamente funzionali, caratterizzate da dolore o stipsi o diarrea o da entrambi i sintomi, consideriamo il colon irritabile.
Poliposi e neoplasie coliche
La patologia tumorale retto-colica è sotto il profilo epidemiologico e clinico la più importante per la frequenza con cui si presenta e per le implicazioni prognostiche e terapeutiche.
Si distinguono formazioni benigne, tra cui i polipi (polipo iperplastico, polipo adenomatoso, adenoma villoso, poliadenoma villoso, polipo giovanile, pseudopolipo) che rappresentano proliferazioni sporgenti nel lume intestinale, sessili o peduncolate e formazioni maligne tra cui spicca il carcinoma (il 15% di tutti i tumori naligni).
Tale patologia viene qui citata perchè sono stati individuati fattori di rischio connessi con la dieta.
E’ stato infatti ipotizzato ed in parte dimostrato che nella patogenesi del carcinoma del colon giochi un ruolo la dieta, nel senso che un scarso apporto di fibre condiziona un ristagno di prodotti potenzialmente cancerogeni trasformati dalla microflora in composti decisamente cancerogeni. Il consumo di carne, grassi animali può portare, per azione di stipiti batterici particolari, alla formazione di nitrosamine e altri carcinogeni. Di certo altri batteri possono ritrasformare tali composti e renderli innocui. Diventa così importante poter manipolare la flora intestinale con la dieta mediante l’addizione di sostanze come i disaccaridi sintetici che costituiscono un substrato per indurre la crescita di popolazioni batteriche fermentative a scapito di quelle putrefattive. La contemporanea aggiunta di fibre permette l’assorbimento delle sostanze tossiche ed una loro più rapida eliminazione con le feci, con un più breve contatto con la mucosa.
Il dattero
Bacche dalla forma allungata, arancione scuro o marrone, la polpa è molto zuccherina e il seme legnoso.
Il dattero ha un elevato contenuto di magnesio, è un ottimo coadiuvante negli stati febbrili per diminuire la temperatura corporea, grossa fonte di energia, rinforza il sistema immunitario prevenendo le malattie virali oltre ad avere proprietà lenitive e remineralizzanti.
Fonte di vitamina A, B, proteine, fosforo, calcio e ferro.
APPORTO CALORICO
100 g forniscono 277 kcal.
Secchi sono disponobili tutto l’anno.
CURIOSITA’
Coltivati in Babilonia fin dal 4000 a.C. ed apprezzati anche in epoca romana ; l’imperatore Augusto ne era molto ghiotto e si dice che la prima palma da dattero germogliata a Roma sia nata da un seme di dattero gettato dalla mensa imperiale.
kaki
Frutto tipicamente autunnale, dalla buccia liscia e tondeggiante. Consumato maturo, offre al palato una polpa dolcissima e cremosa.
I paesi di provenienza sono: Cina, Giappone, Thailandia, Francia, Italia, Spagna e Stati Uniti.
Molto energetico in quanto ricco di zuccheri, consigliato agli sportivi; ha inoltre proprietà lassative, diuretiche e disintossicanti per il fegato.
Fornisce inoltre vitamine A, C, K e sali minerali.
APPORTO CALORICO
100 g forniscono 65 kcal
CURIOSITA’
L’albero del kako, originario del lontano Oriente, dov’è chiamato anche l’albero dalle sette virtù, sopravvisse alla bomba atomica scagliata su Nagasaki nel 1945. Per questo si è meritato l’appellativo di “albero della Pace”.

