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Archivio di dicembre 2009

Ragù vegetale

ragu-vegetalePreparare un gustoso ragù vegetale è facile ed economico: servono solo dei fagioli di soia gialla spezzati e tostati che si trovano già pronti in commercio.

  1. Si prepara come un normale ragù di carne, cominciando con il rosolare la cipolla.
  2. Quindi si affiunge la soia tritata ed eventualmente pomodoro o altre verdure, versandovi acqua a piacere.
  3. Solo alla fine si avrà cura di condire con sale, pepe ed altri aromi secondo il gusto personale. Avendo la soia un sapore abbastanza neutro, saranno proprio gli aromi aggiunti ad insaporire il ragù.
  4. E’ sufficiente una cottura di 12 - 15 minuti per ottenere un granulato dall’aspetto e dalle caratteristiche molto simili a quelle del ragù tradizionale di carne.ù

BUON APPETITO !!

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Il tamari

tamariTra i prodotti fermentati di soia sono sempre più diffusi, e sempre più apprezzati anche in Occidente, le salse, in particolar modo il Tamari, di origine cinese.

Il tamari viene preparato con fagioli di soia e sale, talvolta anche con l’aggiunta di grano.

La ricetta tradizionale prevede una preparazione accurata e soprattutto una stagionatura di tre anni in tini di legno. In questo periodo di stagionatura il prodotto si arricchisce di vitamine, in particolare quelle del gruppo B, fondamentali per chi segue una dieta esclusivamente vegetariana.

Si presenta come una salsa liquida di colore bruno scuro, dal gusto salato vagamente simile a quello dell’estratto di carne. Viene solitamente usato per insaporire diverse pietanze a base di vegetali.

Il Tamari è un prodotto che nella medicina tradizionale cinese viene suggerito, per le sue elevate proprietà dietetiche e terapeutiche, nel trattamento di diverse malattie di varia entità.

IMPORTANTE: poichè molto ricche di fermenti ed enzimi che si deteriorano se portati a temperature troppo elevate, le salse di soia non vanno mai cotte ma sempre aggiunte a “freddo”, a cottura ultimata.

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Come determinare da soli il proprio programma motorio

attivita-motoriaFate da soli il vostro programma motorio tenendo presenti i seguenti punti:

  • verificare se si è in grado di affrontare un programma motorio moderato;
  • calcolare il dispendio energetico (nelle 24 ore più adatto alle necessità individuali;
  • dividere il programma in 4 fasi;
  • tener conto di alcune importanti precauzioni.

Nell’attuare il programma fate sempre riferimento ai seguenti controlli:

  • controllo del polso: consente di valutare l’efficienza fisica;
  • controllo del peso: consente di valutare le variazioni ponderali della massa corporea;
  • controllo allo specchio: consente di valutare se le variazioni ponderali sono dovute soprattutto a massa grassa, a massa proteica o a massa idrica.

A proposito del terzo tipo di controllo è bene precisare che:

  • la comparsa o scomparsa di gonfiori o un improvviso mutamento di peso è segno di ritenzione o eliminazione di massa idrica (nei giorni di pioggia, per esempio, il corpo può assorbire fino a 500 - 700 g di umidità, così come nei climi molto secchi si possono perdere 1 - 2 kg in un sol giorno);
  • l’atrofia o l’ipertrofia muscolare ci indica se la massa proteica si è ridotta o è aumentata;
  • l’aumento o la riduzione volumetrica ci indica infine se la massa grassa è aumentata o diminuita.

Abbinando al programma dietetico un programma motorio si possono avere, soprattutto nei primi mesi, risultati meno eclatanti rispetto al semplice programma dietetico dal punto di vista del calo ponderale. In effetti, mentre col semplice programma dietetico si ha una riduzione sia della massa grassa sia di quella proteica, col programma completo, a seconda dell’intensità con la quale si conduce l’attività fisica, si può avere:

  • ridotto calo della massa proteica (attività fisica leggera);
  • nessun calo della massa proteica (attività fisica moderata);
  • leggero aumento della massa proteica (attività fisica intensa).

Pertanto, se la bilancia non ci consola molto per l’impegno dimostrato, lo specchio ci rende giustizia evidenziando i positivi mutamenti avvenuti nel nostro corpo.

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Dieta iposodica

Il cloruro di sodio, cioè il sale da cucina, svolge nell’alimentazione non soltanto il ruolo di rendere sapidi i cibi ma anche quello di componente essenziale della dieta.dieta-iposodica

Generalmente, il consumo di sale viene regolato più sulla base del gusto, delle tradizioni, dell’abitudine che su quello delle necessità fisiologiche.

Accade così che l’introduzione normale di sodio possa variare individualmente da 2 a 10 g al giorno. E’ da tenere presente che la salatura dei cibi non è, in condizioni ordinarie di attività e di clima, strettamente indispensabile ai fini nutrizionali in quanto per questi ultimi è sufficiente il sodio presente negli alimenti di una dieta equilibrata.

A seconda del loro contenuto di sodio le diete iposodiche possono essere distinte in: diete ristrette (sodio: 0,5 g); diete moderate (sodio: 1,0 g); diete leggere (sodio: 2,4 - 4,5 g).
Le indicazioni fondamentali delle diete iposodiche sono: ipertensione arteriosa, lo scompenso cardiaco, gli stati edematosi per malattie renali o epatiche.
E’ il caso di segnalare che in questi casi patologici diversi, la dieta iposodica ha nel ridotto contenuto di sodio il fattore comune; per quanto riguarda gli altri componenti è evidente che la dieta dovrà essere adattata alle esigenze proprie di ogni malattia e di ogni malato.
 

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