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Conservanti alimentari

conservanti-alimentariSono sostanze dotate di attività antimicrobica, utilizzate come additivi per bloccare lo sviluppo di microrganismi responsabili della degradazione dei cibi.

Alla categoria dei conservanti antimicrobici appartengono l’acido benzoico e i suoi sali, i nitrati e i nitriti, l’acido sorbico e i suoi sali, i solfiti ed altri prodotti di minor utilizzo.

In alcuni casi i conservanti sono indispensabili per garantire la massima sicurezza del prodotto; è il caso, per esempio, dei salumi, dove l’aggiunta di nitrati e nitriti impedisce la formazione del bacillo responsabile del botulismo, grave intossicazione alimentare.

Altre volte l’impiego industriale dei conservanti è motivato soprattutto da considerazioni economiche, in quanto la loro aggiunta risulta meno costosa rispetto ad altri sistemi di conservazione. Anche a livello casalingo la preparazione di conserve si basa in gran parte sull’azione antimicrobica di alcune sostanze.

L’alcool etilico ha un forte potere antisettico e viene utilizzato per preparare conserve di frutta (alimenti sotto spirito); l’aceto invece agisce come conservante grazie alla sua acidità, mentre il sale esercita la sua azione sottraendo acqua agli alimenti.

Anche molte spezie ed alcune erbe aromatiche sono dotate di potere conservante, si pensi all’uso del pepe e del peperoncino nell’impasto degli insaccati, oppure all’impiego di miscele di spezie per proteggere la superficie delle carni, soprattutto in Oriente o nei paesi dove è maggiore il rischio igienico.

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Malattie dell’intestino crasso

intestino-crassoLe malattie del colon possono essere di natura funzionale e/od organica e alterano le caratteristiche anatomiche e/o funzionali di questo tratto dell‘intestino.

La sintomatologia delle malattie coliche fondamentalmente deriva da turbe della motilità, che sta alla base delle due funzioni coliche principali: l’immagazzinamento ed il rimescolamento degli alimenti passati dalla digestione gastro-enterica.

La normale attività segmentaria, lenta (onde segmentarie) e quella longitudinale (riflesso gastro-colico) che assicurano la progressione della massa fecale, possono subire rallentamenti (stipsi) o accelerazioni (diarrea).

La terza funzione colica, l’assorbimento di acqua, che si aggira giornalmente intorno a 1500 ml, può arrivare a 3 - 5 litri in alcuni stati post-diarroici ed è regolato da sali biliari e da grassi idrossilati o volatili nonchè dagli ormoni gastroenterici.

La quarta funzione colica, la digestione, svolta integralmente dalla flora batterica, attraverso processi di fermentazione e putrefazione, assicura la degradazione dei residui alimentari sfuggiti alla digestione intestinale, con produzione di gas.

Il dismicrobismo e/o diete abnormi alterano tale produzione con conseguente flatulenza.

Tra le malattie coliche più comuni in grado di compromettere la struttura anatomica e le funzioni sopra citate dell’organo consideriamo la malattia diverticolare (o diverticolosi), la poliposi, le coliti croniche idiopatiche (colite ulcerosa e morbo di Crohn), le coliti infettive, le neoplasie.

Tra le colopatie esclusivamente funzionali, caratterizzate da dolore o stipsi o diarrea o da entrambi i sintomi, consideriamo il colon irritabile.

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Poliposi e neoplasie coliche

tumore-del-rettoLa patologia tumorale retto-colica è sotto il profilo epidemiologico e clinico la più importante per la frequenza con cui si presenta e per le implicazioni prognostiche e terapeutiche.

Si distinguono formazioni benigne, tra cui i polipi (polipo iperplastico, polipo adenomatoso, adenoma villoso, poliadenoma villoso, polipo giovanile, pseudopolipo) che rappresentano proliferazioni sporgenti nel lume intestinale, sessili o peduncolate e formazioni maligne tra cui spicca il carcinoma (il 15% di tutti i tumori naligni).

Tale patologia viene qui citata perchè sono stati individuati fattori di rischio connessi con la dieta.

E’ stato infatti ipotizzato ed in parte dimostrato che nella patogenesi del carcinoma del colon giochi un ruolo la dieta, nel senso che un scarso apporto di fibre condiziona un ristagno di prodotti potenzialmente cancerogeni trasformati dalla microflora in composti decisamente cancerogeni. Il consumo di carne, grassi animali può portare, per azione di stipiti batterici particolari, alla formazione di nitrosamine e altri carcinogeni. Di certo altri batteri possono ritrasformare tali composti e renderli innocui. Diventa così importante poter manipolare la flora intestinale con la dieta mediante l’addizione di sostanze come i disaccaridi sintetici che costituiscono un substrato per indurre la crescita di popolazioni batteriche fermentative a scapito di quelle putrefattive. La contemporanea aggiunta di fibre permette l’assorbimento delle sostanze tossiche ed una loro più rapida eliminazione con le feci, con un più breve contatto con la mucosa.

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La degenerazione maculare - consigli dietetici

dehgenarazione-maculareLa degenerazione maculare è una patologia che colpisce la zona centrale della retina, detta macula. Si tratta di una malattia cronico degenerativa che, gradualmente, può portare fino ad una perdita seria e, soprattutto, irreversibile della vista, dal momento che la macula è la parte dell’occhio che ci consente di avere una visione distinta e di vedere i colori.

E’ una patologia legata all‘invecchiamento cellulare, i maggiori fattori di rischio sono:

  • fumo
  • esposizione ai raggi UV
  • predisposizione genetica

La malattia si manifesta inizialmente in una forma cosiddetta secca ed in alcuni casi può evolvere in una forma più grave detta umida. Nel primo caso, compaiono delle lesioni sulla macula, dette “drusen“, la cui presenza spesso non è accompagnata da nessun sintomo.

Le alterazioni causate sulla macula da queste lesioni portano in seguito ad una riduzione, più o meno grave, della visione centrale distinta (es: non si riesce a vedere la TV o di leggere il giornale); inoltre, queste alterazioni sulla macula possono sviluppare sotto la retina delle formazioni vascolari anomale che sono alla base della forma più grave di degenerazione maculare (umida).

Queste formazioni, causano, tra l’altro, emorragie, che aggravano rapidamente la malattia compromettendo irrimediabilmente la visione.

Questa forma, detta appunto “umida“, è responsabile dell’ 80% dei casi di cecità causata da degenerazione maculare.

La prevenzione gioca un ruolo molto importante nel contrastare un possibile inizio ed evoluzione della patologia.

L’ipertensione, l’eccessiva esposizione alla luce, le malattie metaboliche come il diabete costituiscono altri fattori di rischio oltre a quelli già elencati in precedenza, così come l’obesità ed una dieta povera di vitamine, antiossidanti ed Omega3.

L’assunzione attraverso la dieta di antiossidanti (vit. C, E, Zinco e Rame) e di carotenoidi (Luteina e Zeaxantina) è determinante per proteggere l’occhio ed in particolare la macula dai processi ossidativi responsabili della degenerazione.

LUTEINA E ZEAXANTINA

Appartengono alla famiglia dei carotenoidi. Si tratta di pigmenti normalmente presenti nella macula della retina umana.

Questi pigmenti filtrano la luce blu e la radiazione ultravioletta, entrambe potenzialmente tossiche per la macula, esercitando una funzione protettiva nei confronti dei nostri occhi.

MINERALI E VITAMINE: ANTIOSSIDANTI

La vit. C ed E sono dei potenti antiossidanti in grado di neutralizzare i radicali liberi, responsabili di svariate condizioni patologiche.

L’azione antiossidante delle vitamine C ed E è ulteriormente amplificata dalla presenza di carotenoidi. Anche i minerali Zinco e Rame hanno elevato potere antiossidante, in particolare a livello della retina, essendo in grado di contrastare le degenerazioni correlate all’età. Inoltre lo Zinco accellera ed intensifica l’attività della vitamina C ed E.

L‘assunzione, infine, di cibi ricchi di Omega3 ed in particolare di DHA, riduce notevolmente lo sviluppo della degenerazione maculare. Sono ormai note le azioni benefiche degli Omega3 su cuore e vasi sanguigni; l’assunzione giornaliera di modeste quantità di Omega3 possono garantire una buona prevenzione dei disturbi cardiaci assai diffusi.

Le recenti ricerche scientifiche hanno evidenziato come tra tutti gli Omega3, solo il DHA è quello fondamentale a livello strutturale e funzionale per una corretta funzionalità retinica ed una buona qualità visiva.

Dove sono presenti gli Omega3?

  • Diverse varietà di pesci (aringa, salmone, sgombro, tonno, acciuga, trota).
  • Negli oli di origine vegetale (soia, girasole, oliva, lino)
  • Nelle noci
  • Nei legumi

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Problemi digestivi

problemi-digestiviLa composizione della flora batterica di un adulto viene modificata nel tempo da svariati fattori tra cui svolge un ruolo fondamentale l’alimentazione.

Ogni agente in grado di perturbare l’equilibrio dell’ecosistema intestinale genera uno stato di dismicrobismo.

A tale situazione, specie se persistente nel tempo, si possono associare deficit polivitaminici, dolori addominali, irregolarità dell’alvo, stipsi, diarrea, flatulenza, alitosi, malassorbimento, depressione delle risposte immunitarie con conseguente maggiore suscettibilità degli eventi infettivi.

Tra le cause dirette più rilevanti oltre all’alimentazione scorretta, figurano le terapie con antibiotici, con chemioterapici, la radioterapia, le malattie croniche degenerative, le infezioni intestinali.

Tuttavia vi sono cause indirette tutte riconducibili allo stress.

Nessuno può negare l’inscindibilità tra corpo e psiche e ciò appare particolarmente avidente in quelle parti del nostro organismo che svolgono funzioni essenziali su cui la nostra volontà risulta pressochè impotente: respirazione, circolazione e digestione.

Tali funzioni sono regolate dal sistema neurovegetativo sensibile alle stimolazioni psichiche.

Le reazioni psicosomatiche dell’apparato digerente sono espressione di uno stato di sofferenza emotiva e sono causate molto spesso da attività lavorative frenetiche che non permettono il giusto tempo per il riposo o da forti emozioni.

Lo stress digestivo può essere anche causato da sbalzi termici bruschi o da viaggi lunghi e faticosi cioè quando il nostro organismo si deve adattare in tempi brevi a nuove situazioni.

Ciò si ripercuote direttamente sul sistema neurovegetativo e quindi su tutto il processo digestivo che da questo è regolato.

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