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Cos’è l’ortoressia?
Da qualche anno si usa l’espressione ortoressia nervosa
per indicare un comportamento alimentare che comincia a diffondersi, soprattutto nei paesi industrializzati: ricerca maniacale e la necessità irrinunciabile di consumare solo cibi naturali e biologicamente puri.
E’ una parola che deriva dal greco classico e vuol dire appetito corretto, sano e giusto. Nella cornice della giusta attenzione alla nocività dell’ambiente nel quale viviamo, ma anche di una certa contemporanea esasperata religione della salute, alcuni individui si concentrano in modo ossessivo sulla purezza del cibo ingerito.
Il loro punto non è la quantità di cibo come nell’anoressia e la bulimia ma la qualità ed è per questo motivo che eliminano intere categorie di alimenti perchè considerati nocivi alla salute in quanto chimicamente trattati.
Questi soggetti hanno una dieta sbilanciata, povera di alcuni nutrienti, fanno dipendere molto la loro vita sociale e familare creando un preoccupante isolamento che a lungo andare finisce per essere inevitabilmente danneggiata.
Tale comportamento assume col tempo un carattere patologico di segno ossessivo; a questo gruppo fanno parte i crudisti, i vegani e i vegetariani che escludono carne e pesce, come i vegani, ma ammettono uova, latte e formaggi.
A differenza degli ortoressici, vegani e vegetariani scelgono i loro cibi in nome di un rispetto delle creature viventi piuttosto che di preoccupazioni per la salute.
Cos’è la disfagia
La disfagia è la condizione in cui il passaggio degli alimenti dalla bocca all’esofago ed allo stomaco risulta difficoltoso o non è eseguito in modo corretto.
E’ un’anomalia complessa causata da diverse patologie mediche, chirurgiche o semplicemente dovuta all’età.
Chi ne soffre, oltre a non poter assumere cibo secondo quantità e qualità adeguate, rischia il passaggio di cibo nelle vie respiratorie, con conseguenze spesso gravi, come l’insorgenza di polmoniti.
Alcuni sintomi possono rilevare che il cibo passa nelle vie respiratorie e per questo occorre fare attenzione a:
- Comparsa di colpi di tosse, anche leggera, subito dopo o entro pochi minuti dalla deglutizione del boccone.
- Comparsa di raucedine subito dopo la deglutizione.
- Fuoriuscita di cibo o di liquidi dal naso.
- Presenza di febbre, anche non elevata.
- Aumento della salivazione.
- Presenza di catarro.
LE SCELTE ALIMENTARI
In presenza di disfagia, gli obiettivi di un piano alimentare sono:
- garantire la sicurezza del paziente evitando il passaggio del cibo nelle vie respiratorie;
- fornire adeguate quote nutrizionali per prevenire e/o correggere lo stato di malnutrizione/disidratazione;
- proporre cibi invitanti, curati nella presentazione ed adeguati al gusto del paziente.
E’ indispensabile scegliere alimenti che presentino particolari caratteristiche fisiche e combinarli in programmi giornalieri equilibrati rispetto al contenuto di tutti i nutrienti (acqua, calorie, proteine, grassi, carboidrati, vitamine e minerali).
E’ molto importante far assumere al paziente alimenti che appartengono ai seguenti gruppi:
- Gruppo della carne, pesce e derivati, uova: ricchi di proteine e ferro.
- Gruppo del latte e derivati: ricchi di proteine, calcio e fosforo.
- Gruppo degli ortaggi e frutta: ricchi di acqua, sali minerali, vitamine e fibre.
- Gruppo dei cereali e derivati e tuberi. ricchi di carboidrati.
- Gruppo dei legumi: ricchi di proteine vegetali e fibre.
- Gruppo dei grassi e oli da condimento: ricchi di energia:
- Gruppo degli zuccheri e dolci: ricchi di energia a rapido assorbimento.
- Gruppo delle bevande: ricche di acqua.
Le particolari tecniche di preparazione degli alimenti (frullatura, omogeneizzazione, macinazione) e l’aggiunta di condimenti (oli e salse) e/o di sostanze addensanti permettono di modificarne le caratteristiche fisiche, rendendoli adeguati alle necessità dei pazienti.
Digestione gastrica
Lo stomaco vuoto è un organo che “sente” la fame, cioè il bisogno tissutale di energia, attraverso influssi ormonali
e nervosi: onde di contrazione, anche dolorosa, a partenza dal cardias si producono dopo tre ore di digiuno e risvegliano l’impulso di mangiare.
All’arrivo del cibo, con la digestione delle pareti, le contrazioni gastriche cessano e vengono sostituite, nell’arco di 5 - 20 minuti, dalla caratteristica motilità peristaltica, che appare controllata da diversi meccanismi e riflessi nervosi ed ormonali.
L’aspetto più caratteristico della digestione gastrica è costituito dalla secrezione di sostanze chimicamente attive: l’acido cloridrico, il pepsinogeno, il lab-fermento. Tali sostanze vengono prodotte a seguito di stimoli nervosi (vista, olfatto, gusto ecc..), stimoli gastrici (carne= gastrina) anche in grande quantità (100 cm3 x ora x 2 - 3 ore).
Il volume totale giornaliero della secrezione gastrica raggiunge in media 1 litro - 1 litro e mezzo. L’acido cloridrico viene prodotto dalle cellule del fondo gastrico ed è responsabile dell’acidità del succo gastrico che si aggira tra ph 1 e 2. Esso ha la funzione di attivare il pepsinogeno in pepsina, di sterilizzare gli alimenti, di stimolare la secrezione pancreatica.
Il pepsinogeno è un proenzima prodotto dalle cellule principali del fondo. Sotto l’azione dell’acido cloridrico si trasforma in pepsina che presenta la massima attività a ph 1.5. L’azione della pepsina è quella di scindere i legami proteici e solubilizzare così le proteine. Il lab-fermento agisce specificatamente sulle proteine del latte, provocando la formazione del coagulo in cui le proteine si solubilizzano, la caseina precipita sotto forma di caseinato di calcio e viene attaccata dalla pepsina.
L’azione combinata dei fattori meccanici e di quelli chimici trasforma l’insieme degli alimenti ingeriti in un omogenato cremoso o semifluido, acido, sterile, denominato chimo che entro 3 - 5 ore (1 - 3 ore se prevalentemente zuccherino, 3 - 5 ore se proteico, 4 - 6 ore se lipidico) viene evacuato dallo stomaco in duodeno.
Consigli dietetici nella gotta
ALIMENTI CONSIGLIATI
- Latte scremato (di vacca o di capra), yogurt, latticini e formaggi freschi e poco grassi (mozzarella, scamorza, fior di latte, fontina, caciotta, bel paese, pastorello, robiolina), burro ed uova.
- Pane abbrustolito, grissini, gallette, biscotti, fette biscottate, pane integrale.
- Minestre di riso (o di pasta, semolino, tapioca, fiocchi d’avena) preferibilmente seniliquide (con brodo vegetale o zuppa di verdura fresca) oppure asciutte, condite con olio crudo e burro più parmigiano.
- Patate, carote, cavoli, sedano, rape, barbabietole, cicoria, coste, cetrioli, indivia, insalata riccia, scarola, cipolle, fagiolini, zucchine, carciofi, finocchi, pomodori, lattuga, legumi freschi.
- Agrumi in genere anche sotto forma di spremuta
- Pesche, albicocche, marmellate, gelatine di frutta
- Miele
- Olio d’oliva
- Acque oligominerali e mediominerali
ALIMENTI PROIBITI
- Animelle, cervella, fegato, trippa, rognoni, carne di maiale, oca, anatra, selvaggina, cacciagione, piccione, carni grasse.
- Insaccati (salsiccie, zampone, cotechino) e salumi vari.
- Pesci grassi (salmone, anguilla, tinca, palombo, carpa), pesci salati (aringa, sardine, acciughe, stoccafisso, baccalà), crpostacei (aragosta, gamberi, scampi), molluschi (calamari, polipi, seppie), frutti di mare (ostriche, vongole, cozze) e caviale.
- Tutti gli alimentio conservati
- Brodi di carne, estratti di carne, carni in umido.
- Uova fritte o comunque preparate con burro o altri grassi.
- Oli cucinati, grassi animali cotti e crudi (lardo e strutto).
- Fritture in genere, salse piccanti, sughi con spezie ed alimenti molto aromatici, mostarda, senape, zafferano, paprica, pepe e noce moscata.
- Lenticchie, piselli, spinaci, cavolfiore, asparagi, funghi secchi, tartufi, peperoni e melanzane.
- Frutta secca, castagne, datteri, frutti oleosi (noci, nocciole, mandorle).
- Frutta fresca, tranne quella permessa.
- Tè, caffè forte, cacao, cioccolato.
- Vini forti e dolci, birra scura, liquori, aperitivi.
I flavonoidi
I flavonoidi sono composti fitoestrogeni dal potere pigmentante, all’origine dei molti colori brillanti presenti nel mondo vegetale.
Essi rivestono una particolare importanza per la loro azione antiossidante, in quanto capaci di raccogliere e neutralizzare i radicali liberi potenzialmente dannosi per l’organismo, da qui l’importanza nella nostra dieta quotidiana.
I flavonoidi sono presenti nella frutta, nel tè, nella verdura, nelle erbe officinali, nel caffè, nel cioccolato e nel vino rosso. La loro attività terapeutica può riassumenrsi principalmente in un’azione antimicrobica, antimutagena, anticancerogena, antinfiammatoria, diuretica, spasmolitica, antiemorragica e capillarprotettiva.
Esistono molte piante conosciute ed utilizzate a livello curativo per il loro contenuto in flavonoidi e sono:
- AMAMELIDE
- ARNICA
- BIANCOSPINO
- CAMOMILLA
- LIQUIRIZIA
- MENTA
- PASSIFLORA
- SALVIA
- TORMENTILLA

