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Dieta per preparazione ad esami contrastografici ed ecografici
Nei due giorni prima dell’esame, la dieta deve:
- essere leggera
- povera di fibra alimentare, sia idrosolubile che non idrosolubile
- deve poter limitare al massimo la produzione di gas
- bere almeno 1-2 litri di acqua al giorno
Un esempio di dieta può essere il seguente:
Prima colazione: - thè con biscotti o crackers; poca marmellata (1 cucchiaino)
Pranzo: - una tazza di brodo magro; carne magra (vitello, manzo, pollo) oppure pesce, oppure formaggi magri (robiola, stracchino, ricotta di vacca); crackers o grissini - 1 succo di frutta
Ore 17:00: - 1 yogurt magro
Cena: - una tazza di brodo magro con poco semolino; crackers o grissini con marmellata - 1 succo di frutta
Liquidi: - almeno 2 litri sotto forma di thè/acqua
L’acqua va assunta sia durante che tra i pasti
Problemi di pelle
Lo scombussolamento generale del fisico rende più frequenti anche i problemi di pelle. A volte, infatti, foruncoli e macchie non sono altro che la spia di disturbi a carico dell‘intestino o del fegato.
Per cominciare, bisogna controllare ed eventualmente ridurre il consumo di carne e salumi, tra le cause principali di putrefazioni interne che scatenano i fenomeni di riscaldo a livello cutaneo. Ancora una volta, lo yogurt si rivela prezioso per la sua ricchezza di fermenti lattici vivi, che svolgono una benefica azione antiputrefattiva durante la digestione.
Allo stesso modo, è utilissimo abbondare col consumo di arance, limoni ed agrumi in genere che per la loro acidità, questi frutti, hanno la capacità di riequilibrare la flora microbica intestinale, inoltre, grazie alla vitamina C, rafforzano le difese dell’organismo verso gli stafilococchi (i microbi più spesso coinvolti nelle eruzioni cutanee).
Bisogna, anche incrementare l’assunzione di vitamina A, attraverso un maggior consumo di frutta e verdura (carote, spinaci, broccoli, fagiolini ecc.).
Toxoplasmosi
Il toxoplasma gondii è un protozoo intracellulare dell’ordine dei Coccidi, ubiquitario in natura, il cui ospite definitivo è il gatto, che lo diffonde nell’ambiente, iniziando la catena epidemiologica.
Gli erbivori e il maiale presentano cisti nelle loro carni; i vegetali e il latte possono veicolare cisti che ingerite determinano l‘infezione ed eventualmente la malattia. Circa il 90% della popolazione adulta viene a contatto del parassita e sviluppare infezione senza malattia.
Soggetti immunocompromessi e le donne gravide sono a rischio di sviluppare la malattia o di trasmetterlo al feto.
In tali categorie l’esito può essere fatale. La prevenzione si attua con misure di igiene personale ed alimentare.
La cotture a 66°C ed il congelamento a -20°C distruggono le cisti; non bisogna mangiare il latte non pastorizzato (soprattutto quello di capra), nè carni o uova crude, nè vegetali crudi, se in gravidanza o immunodepressi.
Gotta-iperuricemia-consigli alimentari
Cambia il mondo, cambiano le diete e così, il mito della dieta con poca carne e proteine va oggi completamente rivista.
In questo senso, l‘alimentazione di questi pazienti deve soprattutto essere povera di calorie e carboidrati semplici, come il fruttosio ed il saccarosio.
Del resto, quello che più conta nel metabolismo dell’acido urico non è tanto l’assunzione dei suoi precursori (le purine) con gli alimenti, quanto invece la sua produzione, produzione che, guarda caso, non avviene a partire dalle proteine bensì dagli zuccheri, come il fruttosio e il saccarosio.
Consigli alimentari
- Quasi sempre la gotta e l’aumento di acido urico si associano ad un aumento del peso corporeo e di conseguenza, la prima cosa da fare è dimagrire.
- Abolire gli alimenti con elevate quantità di purine: pesci, pollame e carni in genere.
- Evitare gli eccessi alimentari (cene abbondanti) che, sono la prima causa degli attacchi di gottosi.
- Evitare gli alimenti ricchi di colesterolo (quasi tutti i formaggi) e grassi saturi in quanto diminuiscono l’eliminazione di acido urico.
- Ridurre al massimo gli alimenti ricchi di saccarosio (zucchero)e fruttosio (frutta in genere) in quanto la sintesi dell’acido urico avviene proprio partendo dal metabolismo di queste sostanze. In questo senso, è consigliabile abolire lo zucchero ed i dolcificanti a base di fruttosio sostituendoli con quelli a base di saccarina, aspartame, ciclammato ecc.
- La frutta deve essere ridotta, cercando di abolire quella più ricca di fruttosio.
- Caffè e the possono essere utilizzati ma con moderazione.
- Abbondare con il consumo di acqua (1-2 litri al giorno), in quanto una buona diuresi facilita l’eliminazione con le urine di acido urico, prevenendo la formazione di calcoli renali. Preferire le acque a basso contenuto in sali (oligo e mediominerali).
- Abolire gli alcolici, al massimo è consentito 1 bicchiere di vino al giorno.
- Consumare alimenti ricchi di fibre
- Consumare con molta moderazione la carne.
Attenzione alle incompatibilità tra bevande e cibi!
Il tabù per le bevande a tavola è comunque più o meno rigoroso a seconda delle “simpatie” e delle “antipatie” che possono esistere tra cibi e bevande.
Ricordando l’assoluta incompatibilità tra carne e latticini, il latte, dato spesso ai bambini durante il pasto, è da evitare in ogni caso se in quel pasto è presente un qualsiasi tipo di carne (compresi salumi, patè, ragù oppure pesce).
Allo stesso modo, le bevande acide (vino e spumante) sono del tutto inadatte agli amidacei: pasta, riso, polenta, pane e patate non dovrebbero mai essere consumati in un pasto nel quale si beve vino.
La birra possiede un pH già molto meno acido, ed è per questa ragione che è la bevanda che accompagna meglio la pizza. Non tutte le birre sono comunque uguali e sarà utile confrontare, dopo aver bevuto birra in un pasto amidaceo, il proprio stato di benessere con quello che si presenta dopo un pasto analogo, ma che non preveda il consumo di birra.
Il vino accompagna abbastanza bene solo i pasti proteici, o meglio le proteine concentrate, tipo carne, pesce, formaggio, ed eventualmente, ma con riserva, le leguminose.
L’acqua, invece, non pone alcun problema di “antipatia” con determinati cibi.
Tra le tisane, alcune sono particolarmente indicate per favorire la digestione, quindi può essere vantaggioso consumarne una tazza, a piccoli sorsi, alla fine del pasto. Un esempio di tisana particolarmente profumata e gradevole, ma anche facile da reperire, è la menta, da preparare in infusione.

