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Regimi dietetici nel cardiopatico
Cardiopatico scompensato: si terrà un regime dietetico con:
- dieta idrica (acqua non gasata, tè leggero zuccherato, spremuta + zucchero) da 1 a 3 giorni, tenendo conto dell’eziologia della malattia stessa;
- dieta ipocalorica con apporto di zucchero semplice, integrata con piccoli pasti; la durata di tale regime varia a seconda delle condizioni del paziente, dieta successiva con trattamento come nel cardiopatico compensato.
Cardiopatico compensato normopeso: non è necessaria una vera dieta speciale ma una alimentazione con una giusta scelta di alimenti e con un buon metodo di cottura, rispettando il giusto apporto calorico sufficiente per mantenere costante il peso, con una equilibrata scelta dei principi nutritivi; si consigliano pasti poco copiosi e frequenti.
Cardiopatico compensato in sovrappeso: è necessaria una dieta ipocalorica, secondo i principi dietetici che valgono per l’obesità, considerando quindi come base di calcolo il peso ideale e non quello reale, rispettando l’età, il sesso, l’eventuale attività lavorativa e fisica.
Infarto miocardico: in fase acuta la dieta sarà uguale a quella del cardiopatico scompensato; superata tale fase l’alimentazione deve comprendere in un giusto equilibrio tutti i principi nutritivi, con una scelta di cibi di facile digestione e con pasti non copiosi.
Angina: la dieta verterà su una scelta di alimenti contenente pochi grassi ed in particolare acidi grassi insaturi e con un minimo se non nullo apporto di colesterolo.
Cardiopatico iperteso: è necessario, oltre ai consigli elencati in base alle diverse situazioni patologiche, far rispettare una dieta iposodica/asodica a seconda della malattia, facendo una scelta rigorosa degli alimenti, cui non sarà aggiunto sale in fase di preparazione.
Dieta ipocalorica
Con questo termine indichiamo tutte le diete comprese tra le 600 kcal e un valore di 200-300 unità inferiore al fabbisogno calorico riferito al peso ideale.
Le diete dimagranti più in uso sono generalmente quelle iperproteiche-ipoglucidiche, fondate sul presupposto che le proteine limitano la lipogenesi e i glucidi la accentuano. Le diete iperproteiche-ipoglucidiche sono valide per chi non soffre di disfunzioni epatiche (ogni obeso è, più o meno, un epatico) e solamente se praticate sotto stretto controllo medico per un periodo limitato, in quanto costringono l’organismo ad esaltare l’attività depuratrice nei confronti delle scorie azotate.
Queste diete provocano, nei primi giorni di trattamento, una maggiore perdita di peso, dovuta probabilmente ad un temporaneo aumento della diuresi. A lungo termine tuttavia non si registrano sostanziali differenze rispetto alle diete equilibrate e complete.

