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MICI: Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali

malattie-croniche-intestinaliLe MICI sono sempre più presenti nei paesi industrializzati ad economia evoluta; l’incidenza in Europa varia in base all’area geografica ed alla razza.

In Italia la sola malattia di Crohn ha un’incidenza di circa 6 casi ogni 100.000 abitanti.

Le MICI sono caratterizzate dalla presenza di lesioni della mucosa che si possono evidenziare in ogni parte del canale alimentare o solo nell’ultima parte dell’intestino (rettocolite ulcerosa).

Nella malattia di Crohn, più frequentemente le lesioni sono localizzate a livello del piccolo intestino (ileo) e del grosso intestino riducendo sensibilmente le funzioni digestive ed assorbitive dei nutrienti.

Molti sintomi caratteristici di questa patologia, i farmaci normalmente impiegati e gli aumentati fabbisogni calorici, contribuiscono ad indurre in circa il 60% dei pazienti una malnutrizione proteo-calorica che a sua volta contribuisce a peggiorare il decorso cronico della malattia.

SINTOMI PIU’ FREQUENTI

  • Dolori addominali
  • Diarrea
  • Febbre
  • Anoressia
  • Alterata cenestesi

TERAPIE FARMACOLOGICHE IMPIEGATE NELLE MICI INTERFERISCONO CON L’ASSORBIMENTO DEI NUTRIENTI

  • Cortisonici
  • Antinfiammatori
  • Immunosoppressori
  • Salicinati
  • Antibiotici

IL FABBISOGNO CALORICO DEL PAZIENTE CON MICI, ANCHE SE NON PRESENTA UNA SITUAZIONE DI MALNUTRIZIONE, EVIDENZIATO DAL RESTING ENERGY EXPEDITURE, E’ AUMENTATO MEDIAMENTE DI CIRCA IL 30% RISPETTO AL CONTROLLO SANO.

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Ulcera peptica

L’ulcera peptica, nonostante i progressi della fisio-patologiaulcera-peptica gastro-intestinale, rimane ttia non completamente chiarita nella sua eziopatogenesi e tutti gli interventi dieto-terapici proposti in passato appaiono oggi discutibili.

Se partiamo dal presupposto che la sua genesi sia da attribuire ad una eccessiva secrezione cloridrico-peptica e/o ad una diminuita resistenza della mucosa a traumi di vario tipo, gli scopi della dieta sono quelli di neutralizzare prontamente l’eccessiva quantità di acido cloridrico, di ridurre la secrezione gastrica postprandiale e di mantenere un normale trofismo della mucosa, in modo da assicurare una rapida cicatrizzazione. Non sempre però e questo è da tenere presente, l’effetto benefico della dieta sulla sintomatologia dolorosa s’identifica con la favorevole evoluzione anatomica della lesione ulcerosa.

Bisogna procedere con molta cautela, senza eccessivi ottimismi iniziali, cercando di liberalizzare e di personalizzare lentamente il regime alimentare escludendo solo le sostanze mal tollerate (fritti, spezie, bevande gassate, liquidi molto caldi o molto freddi, condimenti, dolci ecc..) e quelle unanimemente ritenute irritanti (alcool, caffè anche decaffeinato e certi farmaci).

Nella fase emorragica acuta, con melena e/o ematemesi, bisogna assolutamente compensare la forte disidratazione a cui va incontro il paziente, somministrandogli a tempi regolari acqua e latte citrato.

L’assunzione di latte più o meno arricchito con panna, però, non deve essere protratta nel tempo per la frequente comparsa di coronariopatie nei pazienti sottoposti a tali regimi, e soprattutto perchè ricerche scientifiche avanzate hanno dimostrato che le proteine e i prodotti della loro digestione (polipeptidi ed aminoacidi), tramite ipersecrezione di gastrina, esercitano una potente azione di stimolo sulla secrezione acida, mentre i lipidi svolgono un’azione inibitoria solo quando hanno raggiunto il duodeno.

Alla luce di queste conoscenze, quindi, il latte ricco di proteine e lipidi saturi, non sembra possedere quelle specifiche proprietà antiulcera che fino a pochi anni fa gli si attribuivano.

Anche il digiuno non è più consigliato nella fase emorragica dell’ulcera.

Non ci sono infatti elementi per dimostrare che le contrazioni gastriche da digiuno o le discinesie prodotte dal sangue nello stomaco siano più benefiche della normale peristalsi. Lo stomaco vuoto non sta a riposo, mentre la presenza di cibo neutralizza l’acidità, riduce le contrazioni e facilita il processo di cicatrizzazione.

La dieta leggera o quella variamente liberalizzata perciò deve essere subito adottata, facendo riferimento nella sua formulazione a quanto si è già detto o all’esperienza di un dietologo.

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Come determinare da soli il proprio programma motorio

attivita-motoriaFate da soli il vostro programma motorio tenendo presenti i seguenti punti:

  • verificare se si è in grado di affrontare un programma motorio moderato;
  • calcolare il dispendio energetico (nelle 24 ore più adatto alle necessità individuali;
  • dividere il programma in 4 fasi;
  • tener conto di alcune importanti precauzioni.

Nell’attuare il programma fate sempre riferimento ai seguenti controlli:

  • controllo del polso: consente di valutare l’efficienza fisica;
  • controllo del peso: consente di valutare le variazioni ponderali della massa corporea;
  • controllo allo specchio: consente di valutare se le variazioni ponderali sono dovute soprattutto a massa grassa, a massa proteica o a massa idrica.

A proposito del terzo tipo di controllo è bene precisare che:

  • la comparsa o scomparsa di gonfiori o un improvviso mutamento di peso è segno di ritenzione o eliminazione di massa idrica (nei giorni di pioggia, per esempio, il corpo può assorbire fino a 500 - 700 g di umidità, così come nei climi molto secchi si possono perdere 1 - 2 kg in un sol giorno);
  • l’atrofia o l’ipertrofia muscolare ci indica se la massa proteica si è ridotta o è aumentata;
  • l’aumento o la riduzione volumetrica ci indica infine se la massa grassa è aumentata o diminuita.

Abbinando al programma dietetico un programma motorio si possono avere, soprattutto nei primi mesi, risultati meno eclatanti rispetto al semplice programma dietetico dal punto di vista del calo ponderale. In effetti, mentre col semplice programma dietetico si ha una riduzione sia della massa grassa sia di quella proteica, col programma completo, a seconda dell’intensità con la quale si conduce l’attività fisica, si può avere:

  • ridotto calo della massa proteica (attività fisica leggera);
  • nessun calo della massa proteica (attività fisica moderata);
  • leggero aumento della massa proteica (attività fisica intensa).

Pertanto, se la bilancia non ci consola molto per l’impegno dimostrato, lo specchio ci rende giustizia evidenziando i positivi mutamenti avvenuti nel nostro corpo.

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Dieta iposodica

Il cloruro di sodio, cioè il sale da cucina, svolge nell’alimentazione non soltanto il ruolo di rendere sapidi i cibi ma anche quello di componente essenziale della dieta.dieta-iposodica

Generalmente, il consumo di sale viene regolato più sulla base del gusto, delle tradizioni, dell’abitudine che su quello delle necessità fisiologiche.

Accade così che l’introduzione normale di sodio possa variare individualmente da 2 a 10 g al giorno. E’ da tenere presente che la salatura dei cibi non è, in condizioni ordinarie di attività e di clima, strettamente indispensabile ai fini nutrizionali in quanto per questi ultimi è sufficiente il sodio presente negli alimenti di una dieta equilibrata.

A seconda del loro contenuto di sodio le diete iposodiche possono essere distinte in: diete ristrette (sodio: 0,5 g); diete moderate (sodio: 1,0 g); diete leggere (sodio: 2,4 - 4,5 g).
Le indicazioni fondamentali delle diete iposodiche sono: ipertensione arteriosa, lo scompenso cardiaco, gli stati edematosi per malattie renali o epatiche.
E’ il caso di segnalare che in questi casi patologici diversi, la dieta iposodica ha nel ridotto contenuto di sodio il fattore comune; per quanto riguarda gli altri componenti è evidente che la dieta dovrà essere adattata alle esigenze proprie di ogni malattia e di ogni malato.
 

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Poliposi e neoplasie coliche

tumore-del-rettoLa patologia tumorale retto-colica è sotto il profilo epidemiologico e clinico la più importante per la frequenza con cui si presenta e per le implicazioni prognostiche e terapeutiche.

Si distinguono formazioni benigne, tra cui i polipi (polipo iperplastico, polipo adenomatoso, adenoma villoso, poliadenoma villoso, polipo giovanile, pseudopolipo) che rappresentano proliferazioni sporgenti nel lume intestinale, sessili o peduncolate e formazioni maligne tra cui spicca il carcinoma (il 15% di tutti i tumori naligni).

Tale patologia viene qui citata perchè sono stati individuati fattori di rischio connessi con la dieta.

E’ stato infatti ipotizzato ed in parte dimostrato che nella patogenesi del carcinoma del colon giochi un ruolo la dieta, nel senso che un scarso apporto di fibre condiziona un ristagno di prodotti potenzialmente cancerogeni trasformati dalla microflora in composti decisamente cancerogeni. Il consumo di carne, grassi animali può portare, per azione di stipiti batterici particolari, alla formazione di nitrosamine e altri carcinogeni. Di certo altri batteri possono ritrasformare tali composti e renderli innocui. Diventa così importante poter manipolare la flora intestinale con la dieta mediante l’addizione di sostanze come i disaccaridi sintetici che costituiscono un substrato per indurre la crescita di popolazioni batteriche fermentative a scapito di quelle putrefattive. La contemporanea aggiunta di fibre permette l’assorbimento delle sostanze tossiche ed una loro più rapida eliminazione con le feci, con un più breve contatto con la mucosa.

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