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Come determinare da soli il proprio programma motorio

attivita-motoriaFate da soli il vostro programma motorio tenendo presenti i seguenti punti:

  • verificare se si è in grado di affrontare un programma motorio moderato;
  • calcolare il dispendio energetico (nelle 24 ore più adatto alle necessità individuali;
  • dividere il programma in 4 fasi;
  • tener conto di alcune importanti precauzioni.

Nell’attuare il programma fate sempre riferimento ai seguenti controlli:

  • controllo del polso: consente di valutare l’efficienza fisica;
  • controllo del peso: consente di valutare le variazioni ponderali della massa corporea;
  • controllo allo specchio: consente di valutare se le variazioni ponderali sono dovute soprattutto a massa grassa, a massa proteica o a massa idrica.

A proposito del terzo tipo di controllo è bene precisare che:

  • la comparsa o scomparsa di gonfiori o un improvviso mutamento di peso è segno di ritenzione o eliminazione di massa idrica (nei giorni di pioggia, per esempio, il corpo può assorbire fino a 500 - 700 g di umidità, così come nei climi molto secchi si possono perdere 1 - 2 kg in un sol giorno);
  • l’atrofia o l’ipertrofia muscolare ci indica se la massa proteica si è ridotta o è aumentata;
  • l’aumento o la riduzione volumetrica ci indica infine se la massa grassa è aumentata o diminuita.

Abbinando al programma dietetico un programma motorio si possono avere, soprattutto nei primi mesi, risultati meno eclatanti rispetto al semplice programma dietetico dal punto di vista del calo ponderale. In effetti, mentre col semplice programma dietetico si ha una riduzione sia della massa grassa sia di quella proteica, col programma completo, a seconda dell’intensità con la quale si conduce l’attività fisica, si può avere:

  • ridotto calo della massa proteica (attività fisica leggera);
  • nessun calo della massa proteica (attività fisica moderata);
  • leggero aumento della massa proteica (attività fisica intensa).

Pertanto, se la bilancia non ci consola molto per l’impegno dimostrato, lo specchio ci rende giustizia evidenziando i positivi mutamenti avvenuti nel nostro corpo.

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Dieta iposodica

Il cloruro di sodio, cioè il sale da cucina, svolge nell’alimentazione non soltanto il ruolo di rendere sapidi i cibi ma anche quello di componente essenziale della dieta.dieta-iposodica

Generalmente, il consumo di sale viene regolato più sulla base del gusto, delle tradizioni, dell’abitudine che su quello delle necessità fisiologiche.

Accade così che l’introduzione normale di sodio possa variare individualmente da 2 a 10 g al giorno. E’ da tenere presente che la salatura dei cibi non è, in condizioni ordinarie di attività e di clima, strettamente indispensabile ai fini nutrizionali in quanto per questi ultimi è sufficiente il sodio presente negli alimenti di una dieta equilibrata.

A seconda del loro contenuto di sodio le diete iposodiche possono essere distinte in: diete ristrette (sodio: 0,5 g); diete moderate (sodio: 1,0 g); diete leggere (sodio: 2,4 - 4,5 g).
Le indicazioni fondamentali delle diete iposodiche sono: ipertensione arteriosa, lo scompenso cardiaco, gli stati edematosi per malattie renali o epatiche.
E’ il caso di segnalare che in questi casi patologici diversi, la dieta iposodica ha nel ridotto contenuto di sodio il fattore comune; per quanto riguarda gli altri componenti è evidente che la dieta dovrà essere adattata alle esigenze proprie di ogni malattia e di ogni malato.
 

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Poliposi e neoplasie coliche

tumore-del-rettoLa patologia tumorale retto-colica è sotto il profilo epidemiologico e clinico la più importante per la frequenza con cui si presenta e per le implicazioni prognostiche e terapeutiche.

Si distinguono formazioni benigne, tra cui i polipi (polipo iperplastico, polipo adenomatoso, adenoma villoso, poliadenoma villoso, polipo giovanile, pseudopolipo) che rappresentano proliferazioni sporgenti nel lume intestinale, sessili o peduncolate e formazioni maligne tra cui spicca il carcinoma (il 15% di tutti i tumori naligni).

Tale patologia viene qui citata perchè sono stati individuati fattori di rischio connessi con la dieta.

E’ stato infatti ipotizzato ed in parte dimostrato che nella patogenesi del carcinoma del colon giochi un ruolo la dieta, nel senso che un scarso apporto di fibre condiziona un ristagno di prodotti potenzialmente cancerogeni trasformati dalla microflora in composti decisamente cancerogeni. Il consumo di carne, grassi animali può portare, per azione di stipiti batterici particolari, alla formazione di nitrosamine e altri carcinogeni. Di certo altri batteri possono ritrasformare tali composti e renderli innocui. Diventa così importante poter manipolare la flora intestinale con la dieta mediante l’addizione di sostanze come i disaccaridi sintetici che costituiscono un substrato per indurre la crescita di popolazioni batteriche fermentative a scapito di quelle putrefattive. La contemporanea aggiunta di fibre permette l’assorbimento delle sostanze tossiche ed una loro più rapida eliminazione con le feci, con un più breve contatto con la mucosa.

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Malattie dell’intestino tenue: consigli dietetici

intestino-tenueTenuto conto delle funzioni fisiologiche dell‘intestino si comprende come qualsiasi malattia acuta o cronica, flogistica, infettiva, traumatica o neoplastica a carico di uno dei segmenti intestinali si traduca fondamentalmente in un malassorbimento di principi nutritivi.

Tra le malattie più comuni sono comprese le enteriti infettive, da radiazioni, da farmaci, il morbo di crohn, le resezioni chiruegiche. Se la lesione non interrompe il circolo enteroepatico dei sali biliari e l’afflusso del succo pancreatico, le malattie duodenali e digiunali determinano scarso e transitorio malassorbimento in quanto l’ileo supplisce alle funzioni assorbenti dei distretti più alti.

Il trattamento dietetico si affianca temporaneamente alla terapia specifica volta ad allontanare la causa scatenante. Le malattie dell’ileo (morbo di crohn) possono alterare più profondamente il regolare flusso dei sali biliari provocando imponente steatorrea e deficits di assorbimento di grassi e vitamine.

I principi dietetici sono volti:

  1. ad assicurare l’apporto dei nutrienti malassorbiti;
  2. a non aggravare la sintomatologia (accelerazione del transito e malassorbimento dei grassi.

Vengono eliminati quindi gli alimenti che stimolano la peristalsi ed i grassi, avendo cura di frazionare i pasti. Nel periodo di acuzie e nel postoperatorio il fabbisogno-calorico-proteico minerale viene assicurato con l’alimentazione parenterale e/o enterale che deve apportare almeno 2000 - 3000 kcal/die.

Quando la diarrea sia dominata si può passare alla dieta orale liquida o semiliquida, incrementando di 200 - 300 kcal e 10 - 15 g di proteine al dì.

L’apporto lipidico sarà preferibilmente costituito da trigliceridi a media molecola e acidi grassi essenziali in rapporto alla steatorrea.

Dalla dieta semiliquida si passerà poi alla molle e alla solida con reintroduzione del latte e dei lipidi in rapporto alla tolleranza agli stessi. Oligoelementi, sali minerali, vitamine devono essere integrati in funzione dei parametri ematici.

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Consigli dietetici nella gotta

gottaALIMENTI CONSIGLIATI

  • Latte scremato (di vacca o di capra), yogurt, latticini e formaggi freschi e poco grassi (mozzarella, scamorza, fior di latte, fontina, caciotta, bel paese, pastorello, robiolina), burro ed uova.
  • Pane abbrustolito, grissini, gallette, biscotti, fette biscottate, pane integrale.
  • Minestre di riso (o di pasta, semolino, tapioca, fiocchi d’avena) preferibilmente seniliquide (con brodo vegetale o zuppa di verdura fresca) oppure asciutte, condite con olio crudo e burro più parmigiano.
  • Patate, carote, cavoli, sedano, rape, barbabietole, cicoria, coste, cetrioli, indivia, insalata riccia, scarola, cipolle, fagiolini, zucchine, carciofi, finocchi, pomodori, lattuga, legumi freschi.
  • Agrumi in genere anche sotto forma di spremuta
  • Pesche, albicocche, marmellate, gelatine di frutta
  • Miele
  • Olio d’oliva
  • Acque oligominerali e mediominerali

ALIMENTI PROIBITI

  • Animelle, cervella, fegato, trippa, rognoni, carne di maiale, oca, anatra, selvaggina, cacciagione, piccione, carni grasse.
  • Insaccati (salsiccie, zampone, cotechino) e salumi vari.
  • Pesci grassi (salmone, anguilla, tinca, palombo, carpa), pesci salati (aringa, sardine, acciughe, stoccafisso, baccalà), crpostacei (aragosta, gamberi, scampi), molluschi (calamari, polipi, seppie), frutti di mare (ostriche, vongole, cozze) e caviale.
  • Tutti gli alimentio conservati
  • Brodi di carne, estratti di carne, carni in umido.
  • Uova fritte o comunque preparate con burro o altri grassi.
  • Oli cucinati, grassi animali cotti e crudi (lardo e strutto).
  • Fritture in genere, salse piccanti, sughi con spezie ed alimenti molto aromatici, mostarda, senape, zafferano, paprica, pepe e noce moscata.
  • Lenticchie, piselli, spinaci, cavolfiore, asparagi, funghi secchi, tartufi, peperoni e melanzane.
  • Frutta secca, castagne, datteri, frutti oleosi (noci, nocciole, mandorle).
  • Frutta fresca, tranne quella permessa.
  • Tè, caffè forte, cacao, cioccolato.
  • Vini forti e dolci, birra scura, liquori, aperitivi.

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