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Effetti dell’attività fisica sull’obeso
L’attività fisica aumenta il dispendio energetico, contribuendo direttamente alla riduzione della massa adiposa e quindi delle dimensioni degli adipociti.
Durante lo sviluppo evita l’aumento del numero di adipociti, esplicando così un’efficace azione preventiva nei confronti dell’obesità.
Se opportunamente graduata, riequilibra il senso di sazietà secondo le necessità energetiche: l’inattività fisica, invece, stimola il centro ipotalamico della fame provocando un’assunzione di cibo superiore alle richieste dell’organismo.
Aumenta il metabolismo basale di qualsiasi individuo (ciò risulta particolarmente vantaggioso nei casi di diete ipocaloriche, nella terza età e in tutti i casi in cui il metabolismo basale tende a ridursi) e, in misura maggiore, quello degli obesi (il metabolismo basale degli obesi in condizioni di riposo risulta uguale a quello dei soggetti normopeso).
Favorisce l’accrescimento della massa magra muscolare, grazie ad una maggiore utilizzazione delle proteine. Questa caratteristica risulta importante durante il dimagrimento: la perdita di peso non è dovuta solo ad una riduzione di massa grassa ma anche di quella magra.
Durante il dimagrimento, quindi, l’attività fisica si oppone efficacemente alla perdita di massa magra.
La dieta nell’obesità e non solo..
Una perdita di peso si verifica solo quando l’energia spesa supera quella ingerita.
Il digiuno terapeutico di breve periodo dà benefici temporanei di scarso rilievo. Il digiuno provoca una serie di effetti indesiderati come chetosi, ipoglicemia, ipokaliemia, iponatriemia, che possono provocare gravi danni.
Diete a bassissimo contenuto calorico (400-800 kcal/die) sono state studiate per produrre il massimo dimagrimento nel più breve tempo; sono diete che vanno necessariamente integrate con vitamine, sali minerali e con almeno 2 litri di liquidi acalorici. Il dimagramento per la donna si aggira su 1.5 kg la settimana, per l’uomo intorno ai 2 kg.
Queste diete vanno limitate a pazienti selezionati, con un sovrappeso del 30% (circa 18 kg), senza turbe cardiache, pressorie, renali o epatiche e devono essere applicate sotto stretta sorveglianza medica per il rischio di aritmie cardiache.
Esperti improvvisati, ciarlatani e medici senza conoscenze nutrizionali possono creare seri danni ai pazienti, in un settore che invece richiede una collaborazione multidisciplinare per dare risultati apprezzabili. Infatti il 55-67% di coloro che hanno ottenuto una apprezzabile riduzione di peso, lo riacquistano un anno dopo se non modificano il loro stile di vita e le abitudini alimentari nell’ambito di rigorosi programmi basati su criteri e valutazioni scientifiche e sotto la supervisione di medici esperti in nutrizione.
Per condizioni di sovrappeso inferiori al 30% sono indicate diete a basso contenuto calorico, bilanciate o sbilanciate nella composizione dei nutrienti.
Quelle bilanciate apportano da 1000 a 1200 kcal/die (50% carboidrati, 15-20% proteine, 30% grassi). Vanno integrate con vitamine e sali minerali (B6, ferro, calcio, magnesio, zinco e rame).
Le diete sbilanciate, si fondano sul presupposto che, alternando le reciproche proporzioni dei nutrienti, soprattutto riducendo i carboidrati, si ottengano effetti metabolici con riduzione di peso. Meno di 100 gr di carboidrati possono incrementare la diuresi e ridurre il peso ma non il grasso.
Le diete cosiddette al pompelmo, alla banana, prescritte per “ossidare il grasso”, “aumentare il consumo calorico“, “inibire l’appetito“, in realtà agiscono perchè l’apporto calorico è inferiore alle 1000 kcal al giorno. Una dieta ben consigliata è quella che viene stabilita sulla base degli indici ponderali individuali (Indice di Massa Corporea, percentuale di grasso calcolata con la plicometria e l’impedenziometria). I livelli energetici devono coprire esigenze metaboliche da 1000 a 2400 kcal/die.
Le diete consigliate vanno distribuite in 4-5 pasti, con un giusto apporto di vitamine e oligoelementi, acqua e una proporzione bilanciata fra i principi nutritivi del seguente tipo:
- 20% di proteine
- 30% di grassi
- 50% di carboidrati
Inoltre è importante garantire quantitativi di fibra alimentare intorno ai 30 gr al giorno, producendo senso di sazietà ed interagendo sull’assorbimento intestinale.
Accrescimento - consigli dietetici
L’accrescimento è sicuramente uno dei periodi più importanti di tutta la vita e, in questo senso, una corretta alimentazione rappresenta senza alcun dubbio la” base della salute futura“.
Del resto, se è vero che la prevenzione è il miglior rimedio a molte malattie, è anche vero ed accertato scientificamente che l’obesità, il biabete, l’ipertensione arteriosa, l’aterosclerosi ecc. hanno il loro punto di partenza non a 40-50 anni, età in cui di regola vengono diagnosticate e curate, ma in tempi più remoti, addirittura fin dai primi mesi di vita.
Di conseguenza, perchè l’individuo si formi non solo nel fisico ma anche e soprattutto in quelle che saranno le sue abitudini alimentari e di vita, occorre:
- Controllare attentamente il peso corporeo e, nel caso sia in eccesso, ricondurlo quanto prima al peso ideale.
- Dal momento che lo sviluppo del tessuto adiposo (grasso) avviene in questa fase della vita, è dunque opportuno non ingrassare più del dovuto. Se questo avviene, ricoerdate che praticare una dieta dimagrante in questa epoca non controindica lo sviluppo del ragazzo.
- Dare la preferenza agli alimenti ricchi in calcio, vitamina D, vitamine del gruppo B, ferro e vitamina PP.
- Incrementare il consumo di alimenti ad alto valore biologico, come le proteine della carne, uova, pesce, latte e derivati.
- Evitare le bevande alcoliche.
- Incrementare l’uso di alimenti ricchi di acidi grassi essenziali, contenuti negli oli di semi, d‘oliva e nel pesce.
- Il latte (molto ricco in calcio)dovrebbe sempre essere assunto in quantità di circa mezzo litro al giorno.
Obesità - Dispendio energetico ed attività fisica
Il dispendio energetico aumenta con l’attività fisica, la cui intensità e durata deve essere prevista e controllata caso per caso, in quanto provoca effetti diversi sul metabolismo dei vari individui.
Nell’obeso il dispendio energetico relativo al metabolismo basale è uguale a quello dei soggetti normali, mentre risulta maggiore a parità di attività fisica.
Questo accentuato costo energetico è probabilmente una delle cause della maggiore sedentarietà e pigrizia degli obesi che, prima o poi, finiscono col trovarsi in un circolo vizioso: il tessuto adiposo in eccesso, limita infatti, la spesa energetica e questo favorisce l’ulteriore accumulo di grasso.
Per il trattamanto dell’obesità risultano particolarmente indicate attività fisiche moderate, ripetute con regolarità.
Classificazione dell’obesità
Per valutare se si è in sovrappeso od obesi, una tecnica molto semplice è quella del BMI (body mass index o indice di massa corporea). Una volta accertato, l’eccesso di peso, occorre poi vedere come e dove sia localizzato questo eccesso di grasso.
I modelli di distribuzione del grasso corporeo, sono essenzialmente tre:
- obesità androide (tipica del sesso maschile): il grasso è localizzato prevalentamente sull’addome, mentre gli arti sono quasi sempre normali. Si può definire come “profilo a mela”.
- obesità ginoide (tipica del sesso femminile): il grasso è prevalentemente localizzato a livello dei glutei, cosce e gambe, mentre il tronco (addome, torace) sono normali. Si può definire come “profilo a pera”.
- obesità mista: (ginoide ed androide): è tipica del sesso femminile dopo la menopausa.

