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Diete a basso contenuto di carboidrati e cortisolo
Il Cortisolo è un ormone secreto dalle ghiandole surrenali; aumenta quando si mangia, si cammina, si fa attività fisica o si è sottoposti ad elevato stress sia mentale che fisico ed è importante nel regolare il metabolismo di grassi, carboidrati e proteine.
Durante i momenti di stress, il cortisolo facilita il rilascio di grassi dalle cellule e stimola il catabolismo della proteine per aiutare a mantenere costante lo zucchero nel sangue.
Il cortisolo, però, facilita l’accumulo di grasso a livello addominale; molto importante risulta essere la dieta in quanto influenza notevolmente i livelli di cortisolo.
Uno studio della University of Edinburg in Scozia, pubblicato su il Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, ha scoperto che una dieta a basso contenuto di carboidrati non è così inducente l’aumento dell’ormone cortisolo, pur avendone gli effetti.
A dispetto di alti livelli di cortisolo, soggetti che hanno seguito una dieta a basso contenuto di carboidrati hanno mantenuto la massa magra e perso la grassa, rispetto a quelli che seguivano una dieta mista (moderati carboidrati e grassi).
Infine viene enfatizzata la necessità che il messaggio pubblicitario sul ruolo del cortisolo nell’obesità e nella perdita di peso sia corretto e non, come spesso proposto dalla TV commerciale in relazione a prodotti specifici venduti come “brucia-grassi”.
Come determinare da soli il proprio programma motorio
Fate da soli il vostro programma motorio tenendo presenti i seguenti punti:
- verificare se si è in grado di affrontare un programma motorio moderato;
- calcolare il dispendio energetico (nelle 24 ore più adatto alle necessità individuali;
- dividere il programma in 4 fasi;
- tener conto di alcune importanti precauzioni.
Nell’attuare il programma fate sempre riferimento ai seguenti controlli:
- controllo del polso: consente di valutare l’efficienza fisica;
- controllo del peso: consente di valutare le variazioni ponderali della massa corporea;
- controllo allo specchio: consente di valutare se le variazioni ponderali sono dovute soprattutto a massa grassa, a massa proteica o a massa idrica.
A proposito del terzo tipo di controllo è bene precisare che:
- la comparsa o scomparsa di gonfiori o un improvviso mutamento di peso è segno di ritenzione o eliminazione di massa idrica (nei giorni di pioggia, per esempio, il corpo può assorbire fino a 500 - 700 g di umidità, così come nei climi molto secchi si possono perdere 1 - 2 kg in un sol giorno);
- l’atrofia o l’ipertrofia muscolare ci indica se la massa proteica si è ridotta o è aumentata;
- l’aumento o la riduzione volumetrica ci indica infine se la massa grassa è aumentata o diminuita.
Abbinando al programma dietetico un programma motorio si possono avere, soprattutto nei primi mesi, risultati meno eclatanti rispetto al semplice programma dietetico dal punto di vista del calo ponderale. In effetti, mentre col semplice programma dietetico si ha una riduzione sia della massa grassa sia di quella proteica, col programma completo, a seconda dell’intensità con la quale si conduce l’attività fisica, si può avere:
- ridotto calo della massa proteica (attività fisica leggera);
- nessun calo della massa proteica (attività fisica moderata);
- leggero aumento della massa proteica (attività fisica intensa).
Pertanto, se la bilancia non ci consola molto per l’impegno dimostrato, lo specchio ci rende giustizia evidenziando i positivi mutamenti avvenuti nel nostro corpo.
Il digiuno
Con questo termine si indica la privazione dei principi alimentari (lipidi, glucidi e protidi) che apportano calorie; vitamine, acqua e sali minerali vengono invece regolarmente somministrati.
In questa situazione si ha un rapido calo di peso nei primi giorni (in seguito all’aumento della diuresi), al quale segue un ulteriore calo, da attribuire per il 30-40% alla massa magra e per il 60-70% alla massa grassa.
Questa modalità terapeutica ha suscitato numerose controversie tra i dietologi. E’ infatti evidente come essa sia, dal punto di vista della riduzione ponderale, più efficace di qualsiasi dieta, tuttavia un digiuno che si prolunga al di là di 4-5 giorni provoca una serie di modificazioni fisiopatologiche potenzialmente dannose: chetosi, iperuricemia, ipercolesterolemia, perdita cospicua di acqua, calcio e potassio, bilancio azotato negativo, alterazioni elettrocardiografiche ecc..
Chi si sottopone al digiuno avverte nei primi giorni alcuni disturbi come cefalea e vertigini, che poi rapidamente scompaiono, mentre dopo alcune settimane possono comparire disturbi come astenia e diminuzione della libido.
Per quanto riguarda invece il senso della fame è importante rilevare che questo scompare dopo i primi 2-3 giorni.
Dati i possibili rischi di questa terapia (che comunque va sempre effettuata sotto stretto controllo medico) si ritiene utile riservare il digiuno a quei pochi casi in cui per particolari motivi (intervento chirurgico, ritenzione idrica ecc..) si imponga un rapido dimagrimento.

