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Anoressia e Bulimia: differenze
ANORESSIA
- Distorsione della propria immagine corporea più grave rispetto al bulimico
- L’obiettivo è perdere peso; il bilimico vuole raggiungere un peso o forme ideali
- Si limita o non si nutre affatto; il bulimico non riesce a limitarsi e si butta in abbuffate seguite dal vomito e sensi di colpa
- E’ spesso sottopeso fino a raggiungere una magrezza fatale; il bulimico mantiene un peso normale
- Mangia lentamente e poco; il bulimico mangia molto velocemente
- Si provoca molto spesso il vomito rispetto al bulimico
BULIMIA
- Ancora più dell’anoressica non ammette la malattia
- E’ più difficile da riconoscere, non lascia tracce visibili
- Ha un comportamento più impulsivo
- Non ha una ferrea disciplina nei riguardi del cibo
- Spesso è stata anoressica
- Anche se non è stata anoressica, desidera esserlo per riuscire a non mangiare
Proteine ed anziani: importanza dell’esercizio fisico
Il declino neuro-motorio dell’organismo nel corso dell’invecchiamento è legato alla perdita della massa muscolare e della forza: un quadro multifattoriale che prende il nome di sarcopenia.
La sarcopenia inizia a comparire intorno alla quarta decade di vita, portando ad una perdita di massa muscolare del 3-5% entro i 50 anni e successivamente del 1-2% ogni anno.
Nei soggetti anziani non allenati il declino della prestazione muscolare è particolarmante evidente con conseguenze che interessano l’autonomia funzionale motoria. La forza diminuisce di circa il 40% passando dai 30 agli 80 anni e questo è stato correlato direttamente con la perdita della massa muscolare.
L’approccio più razionale da seguire per rallentare il decorso della sarcopenia vede l’abbinamento di un’adeguata nutrizione e di un regolare programma di esercizio fisico.
L’allenamento di forza è l’unico in grado di contrastare efficacemente la perdita di massa muscolare, agendo specificatamente sulle fibre muscolari di tipo II e producendo risposte anaboliche di adattamento non ottenibili con gli allenamenti aerobici.
Diversamente dal lavoro aerobico, gli esercizi muscolari di forza inducono ipertrofia, aumentando forza e potenza contrattile. Condizionare l’espressione di forza negli anziani attraverso esercizi e metodologie specifiche ne consente poi l’utilizzo funzionale in varie attività che la richiedono (deambulazione, velocità del passo, spostamento di carichi, ecc..).
Programmi di allenamento con i pesi riducono di oltre il 30% il rischio di cadute, modificando significatamente uno degli aspetti che maggiormente caratterizza il quadro di “fragilità” dell’anziano.
L’alimentazione geriatrica deve essere curata enfatizzando soprattutto l’introduzione di nutrienti come proteine, calcio, vit. D e B12, importanti nel trattamento della sarcopenia.
Per le proteine in particolare, negli ultimi anni è stata ipotizzata l’inadeguatezza delle attuali RDA in ragione dell’aumentato catabolismo proteico che comunamente si osserva negli anziani.
Un apporto giornaliero di proteine pari a 0,8 g/Kg di peso corporeo, può produrre un bilancio azotato negativo nei soggetti sedentari e solo marginalmente positivo nei soggetti attivi.
Appropriate introduzioni proteiche possono essere comprese fra 1-1.2 g/Kg/die, da adattare in relazione al carico di lavoro.
I pasti dovrebbero apportare non meno di 30 g di proteine di alto valore biologico, per esempio 130 g di carne magra che riesce ad apportare circa 30 g di proteine con 10 g di aminoacidi essenziali e quasi 3 g di leucina (aminoacido particolarmente attivo a stimolare la sintesi proteica) può aumentare la sintesi proteica del 50% anche nelle persone anziane.
Dieta iposodica
Il cloruro di sodio, cioè il sale da cucina, svolge nell’alimentazione non soltanto il ruolo di rendere sapidi i cibi ma anche quello di componente essenziale della dieta.
Generalmente, il consumo di sale viene regolato più sulla base del gusto, delle tradizioni, dell’abitudine che su quello delle necessità fisiologiche.
Accade così che l’introduzione normale di sodio possa variare individualmente da 2 a 10 g al giorno. E’ da tenere presente che la salatura dei cibi non è, in condizioni ordinarie di attività e di clima, strettamente indispensabile ai fini nutrizionali in quanto per questi ultimi è sufficiente il sodio presente negli alimenti di una dieta equilibrata.
L’olio di soia
I paesi mediterranei sono indubbiamente fortunati sotto il profilo alimentare, avendo a disposizione dell’ottimo olio di oliva.
Tuttavia, anche l’olio di semi può svolgere una funzione importante nella nutrizione umana.
Ogni olio ha una composizione in acidi grassi diversa; variare l’uso dell’olio oppure usarne diversi, in modo da completare la nostra alimentazione con l’apporto di differenti acidi grassi, può essere una buona regola da seguire.
Nel resto del mondo, tra le numerose piante che forniscono oli vegetali, la principale è senz’altro la soia, che è composta per il 20% da olio.
L’estrazione dell’olio di soia avviene quasi integralmente durante la macinazione dei semi destinati alla produzione dei mangimi per gli animali d’allevamento.
Come tutti gli oli vegetali, l’olio di soia è privo di colesterolo; inoltre, ha un basso contenuto di grassi saturi.
L’olio di semi di soia contiene gli acidi grassi omega-3 ed omega-6; i primi sono simili a quelli contenuti nell’olio di pesce che, secondo numerose ricerche, ridurrebbe il rischio di malattie cardiache.
Per la sua elevata percentuale di acidi grassi polinsaturi, l’olio di soia non è però adatto alla cottura, e tende facilmente ad ossidarsi. E’ quindi preferibile consumarlo crudo e conservarlo nei periodi limitati.
L’olio di soia è ideale per diverse preparazioni alimentari, in particolare può essere utilizzato per ottenere una maionese molto leggera e salutare.
Stato nutrizionale e pelle
La cute possiede un’elevata attività metabolica, superiore a quella del muscolo liscio, in grado di sostenere la proliferazione continua delle cellule epiteliali, delle ghiandole sebacee, dei follicoli piliferi e delle unghie.
Tale attività è regolata geneticamente dallo stato ormonale e da quello nutrizionale. A livello cutaneo avvengono le reazioni metaboliche di produzione ed utilizzo dell’energia contenuta in glucidi, proteine e lipidi.
Tutti i nutrienti devono essere forniti all’organismo per garantire il normale funzionamento di organi ed apparati che necessitano di energia e di elementi plastico-strutturali. Carenze nutrizionali, soprattutto di vitamine ed oligoelementi e metalli, si manifestano con segni cutanei.
Pigmentazione bronzo scuro delle unghie, caduta dei peli ascellari e pubici, assottigliamento della cute con pigmentazioni ed eczema compaiono nella grave denutrizione.
Carenza di singole vitamine o loro eccessiva assunzione sono causa di alterazioni della pelle e dei suoi annessi.
Deficit di vit.B1 (tiamina) a livello cutaneo si manifesta con edemi, quello di vit. B2 (riboflavina) con secchezza e screpolature labiali, dermatite seborroica, bruciore alla lingua.
Deficit di acido folico e vit. B12 determinano pigmentazioni, esfoliazioni cutanee. Dermatite seborroica si ha nelle carenze di vit. B8 (biotina); atrofia, depigmentazione pilifera nei deficits di acido pantotenico (vit. B5).
Insufficiente assunzione di vit. B3 (nicotinamide o niacina) è causa di pellagra, che si manifesta con dermatite, arrossamenti, fotosensibilità, atrofia delle mucose. Il deficit di vit. C (acido ascorbico) determina a livello cutaneo caratteristiche emorragie perifollicolari, ematomi, ipercheratosi perifollicolari.
Calcificazioni cutanee sono osservate in corso di ipervitaminosi D. L’ipocalcemia conseguente a turbe della funzionalità paratiroidea e a relativo malassorbimento di calcio comporta una serie di alterazioni cutanee, come secchezza, rugosità, rarefazione e caduta dei capelli e dei peli, fragilità delle unghie e desquamazione.
Il deficit di ferro causa caduta dei capelli e atrofia delle papille linguali, mentre l’accumulo determina una iperpigmentazione insieme ad una atrofia pilifera e ad un assottigliamento del derma. Insufficienti apporti di zolfo e zinco possono influenzare l’integrità della cute e degli annessi con caduta dei capelli, dermatite esfoliativa e turbe della cicatrizzazione.
L’acido linolenico e l’alfa linoleico svolgono funzioni essenziali per i mammiferi se è vero che ratti a dieta priva di tali AGE (acidi grassi essenziali) sviluppano dermatiti desquamative con eritema ed ipercheratosi perifollicolari. Tali alterazioni si sono notate nell’uomo in corso di nutrizione parenterale totale senza apporto di AGE o nel malassorbimento. Sotto il profilo biochimico si ritiene che gli AGE della serie omega 3 presenti nell’olio di pesce e quelli della serie omega 6 presenti nei vegetali abbiano un minor potere infiammatorio rispetto agli acidi grassi di origine animale. Riducendo l’apporto dietetico di alimenti animali ricchi di acido arachidonico e aumentando quello di origine vegetale ed ittica, si è dimostrato un miglioramento dei sinomi cutanei, quali prurito, eritema, desquamazione.

