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La degenerazione maculare - consigli dietetici
La degenerazione maculare è una patologia che colpisce la zona centrale della retina, detta macula. Si tratta di una malattia cronico degenerativa che, gradualmente, può portare fino ad una perdita seria e, soprattutto, irreversibile della vista, dal momento che la macula è la parte dell’occhio che ci consente di avere una visione distinta e di vedere i colori.
E’ una patologia legata all‘invecchiamento cellulare, i maggiori fattori di rischio sono:
- fumo
- esposizione ai raggi UV
- predisposizione genetica
La malattia si manifesta inizialmente in una forma cosiddetta secca ed in alcuni casi può evolvere in una forma più grave detta umida. Nel primo caso, compaiono delle lesioni sulla macula, dette “drusen“, la cui presenza spesso non è accompagnata da nessun sintomo.
Le alterazioni causate sulla macula da queste lesioni portano in seguito ad una riduzione, più o meno grave, della visione centrale distinta (es: non si riesce a vedere la TV o di leggere il giornale); inoltre, queste alterazioni sulla macula possono sviluppare sotto la retina delle formazioni vascolari anomale che sono alla base della forma più grave di degenerazione maculare (umida).
Queste formazioni, causano, tra l’altro, emorragie, che aggravano rapidamente la malattia compromettendo irrimediabilmente la visione.
Questa forma, detta appunto “umida“, è responsabile dell’ 80% dei casi di cecità causata da degenerazione maculare.
La prevenzione gioca un ruolo molto importante nel contrastare un possibile inizio ed evoluzione della patologia.
L’ipertensione, l’eccessiva esposizione alla luce, le malattie metaboliche come il diabete costituiscono altri fattori di rischio oltre a quelli già elencati in precedenza, così come l’obesità ed una dieta povera di vitamine, antiossidanti ed Omega3.
L’assunzione attraverso la dieta di antiossidanti (vit. C, E, Zinco e Rame) e di carotenoidi (Luteina e Zeaxantina) è determinante per proteggere l’occhio ed in particolare la macula dai processi ossidativi responsabili della degenerazione.
LUTEINA E ZEAXANTINA
Appartengono alla famiglia dei carotenoidi. Si tratta di pigmenti normalmente presenti nella macula della retina umana.
Questi pigmenti filtrano la luce blu e la radiazione ultravioletta, entrambe potenzialmente tossiche per la macula, esercitando una funzione protettiva nei confronti dei nostri occhi.
MINERALI E VITAMINE: ANTIOSSIDANTI
La vit. C ed E sono dei potenti antiossidanti in grado di neutralizzare i radicali liberi, responsabili di svariate condizioni patologiche.
L’azione antiossidante delle vitamine C ed E è ulteriormente amplificata dalla presenza di carotenoidi. Anche i minerali Zinco e Rame hanno elevato potere antiossidante, in particolare a livello della retina, essendo in grado di contrastare le degenerazioni correlate all’età. Inoltre lo Zinco accellera ed intensifica l’attività della vitamina C ed E.
L‘assunzione, infine, di cibi ricchi di Omega3 ed in particolare di DHA, riduce notevolmente lo sviluppo della degenerazione maculare. Sono ormai note le azioni benefiche degli Omega3 su cuore e vasi sanguigni; l’assunzione giornaliera di modeste quantità di Omega3 possono garantire una buona prevenzione dei disturbi cardiaci assai diffusi.
Le recenti ricerche scientifiche hanno evidenziato come tra tutti gli Omega3, solo il DHA è quello fondamentale a livello strutturale e funzionale per una corretta funzionalità retinica ed una buona qualità visiva.
Dove sono presenti gli Omega3?
- Diverse varietà di pesci (aringa, salmone, sgombro, tonno, acciuga, trota).
- Negli oli di origine vegetale (soia, girasole, oliva, lino)
- Nelle noci
- Nei legumi
Evoluzione storica dell’attività fisica dell’uomo
La struttura fisica dell’uomo è più adatta al movimento (che ha caratterizzato la sua esistenza per circa un milione di anni) che alla sedentarietà (fenomeno diffusosi a livello di massa negli ultimi trent’anni presso le popolazioni tecnologicamente più progredite): ciò appare evidente se esaminiamo l’evoluzione storica dell’uomo in rapporto all’attività fisica.
Durante il Paleolitico (o l’età della pietra), iniziato circe un milione di anni fa e terminato 10.000 anni fa, gli uomini per sopravvivere erano in continuo movimento, visto che dovevano raccogliere i frutti nati spontaneamente dalla terra ed inseguire le loro prede, che catturavano col semplice uso di armi ed utensili in pietra scheggiata. Il Neolitico (o età della pietra nuova), durato da circa 10.000 a 4.000 anni fa, fu un periodo relativamente più tranquillo dal punto di vista dell’attività fisica, dato che l’uomo imparò progressivamente ad allevare il bestiame ed a coltivare i campi.
Successivamente si ebbe un impiego sempre più vasto di arnesi metallici (età dei metalli) ed il passaggio dalla preistoria alla storia, che iniziò intorno a 4.000 anni fa, quando gli uomini incominciarono a lasciare documenti scritti sulle loro attività. Da allora fino alla metà del secolo scorso l’evoluzione è stata più lenta rispetto agli ultimi 100 anni determinanti per il progresso scientifico e tecnologico in tutti i settori.
I risultati conseguiti da tale progresso sono stati tuttavia diffusi a livello di massa solo nell’ultimo trentennio, durante il quale l’attività fisica dell’uomo si è ridotta molto di più che non nelle migliaia e migliaia di anni precedenti della sua storia. Questo repentino mutamento di abitudini, responsabile di molte malattie del nostro tempo, ha quindi inciso profondamente sul nostro organismo: l’estrema diffusione dei casi di sovrappeso e obesità, presso le popolazioni tecnologicamente più progredite, ne costituisce appunto uno dei segni più evidenti.
Effetti dell’attività fisica sull’obeso
L’attività fisica aumenta il dispendio energetico, contribuendo direttamente alla riduzione della massa adiposa e quindi delle dimensioni degli adipociti.
Durante lo sviluppo evita l’aumento del numero di adipociti, esplicando così un’efficace azione preventiva nei confronti dell’obesità.
Se opportunamente graduata, riequilibra il senso di sazietà secondo le necessità energetiche: l’inattività fisica, invece, stimola il centro ipotalamico della fame provocando un’assunzione di cibo superiore alle richieste dell’organismo.
Aumenta il metabolismo basale di qualsiasi individuo (ciò risulta particolarmente vantaggioso nei casi di diete ipocaloriche, nella terza età e in tutti i casi in cui il metabolismo basale tende a ridursi) e, in misura maggiore, quello degli obesi (il metabolismo basale degli obesi in condizioni di riposo risulta uguale a quello dei soggetti normopeso).
Favorisce l’accrescimento della massa magra muscolare, grazie ad una maggiore utilizzazione delle proteine. Questa caratteristica risulta importante durante il dimagrimento: la perdita di peso non è dovuta solo ad una riduzione di massa grassa ma anche di quella magra.
Durante il dimagrimento, quindi, l’attività fisica si oppone efficacemente alla perdita di massa magra.
La dieta nell’obesità e non solo..
Una perdita di peso si verifica solo quando l’energia spesa supera quella ingerita.
Il digiuno terapeutico di breve periodo dà benefici temporanei di scarso rilievo. Il digiuno provoca una serie di effetti indesiderati come chetosi, ipoglicemia, ipokaliemia, iponatriemia, che possono provocare gravi danni.
Diete a bassissimo contenuto calorico (400-800 kcal/die) sono state studiate per produrre il massimo dimagrimento nel più breve tempo; sono diete che vanno necessariamente integrate con vitamine, sali minerali e con almeno 2 litri di liquidi acalorici. Il dimagramento per la donna si aggira su 1.5 kg la settimana, per l’uomo intorno ai 2 kg.
Queste diete vanno limitate a pazienti selezionati, con un sovrappeso del 30% (circa 18 kg), senza turbe cardiache, pressorie, renali o epatiche e devono essere applicate sotto stretta sorveglianza medica per il rischio di aritmie cardiache.
Esperti improvvisati, ciarlatani e medici senza conoscenze nutrizionali possono creare seri danni ai pazienti, in un settore che invece richiede una collaborazione multidisciplinare per dare risultati apprezzabili. Infatti il 55-67% di coloro che hanno ottenuto una apprezzabile riduzione di peso, lo riacquistano un anno dopo se non modificano il loro stile di vita e le abitudini alimentari nell’ambito di rigorosi programmi basati su criteri e valutazioni scientifiche e sotto la supervisione di medici esperti in nutrizione.
Per condizioni di sovrappeso inferiori al 30% sono indicate diete a basso contenuto calorico, bilanciate o sbilanciate nella composizione dei nutrienti.
Quelle bilanciate apportano da 1000 a 1200 kcal/die (50% carboidrati, 15-20% proteine, 30% grassi). Vanno integrate con vitamine e sali minerali (B6, ferro, calcio, magnesio, zinco e rame).
Le diete sbilanciate, si fondano sul presupposto che, alternando le reciproche proporzioni dei nutrienti, soprattutto riducendo i carboidrati, si ottengano effetti metabolici con riduzione di peso. Meno di 100 gr di carboidrati possono incrementare la diuresi e ridurre il peso ma non il grasso.
Le diete cosiddette al pompelmo, alla banana, prescritte per “ossidare il grasso”, “aumentare il consumo calorico“, “inibire l’appetito“, in realtà agiscono perchè l’apporto calorico è inferiore alle 1000 kcal al giorno. Una dieta ben consigliata è quella che viene stabilita sulla base degli indici ponderali individuali (Indice di Massa Corporea, percentuale di grasso calcolata con la plicometria e l’impedenziometria). I livelli energetici devono coprire esigenze metaboliche da 1000 a 2400 kcal/die.
Le diete consigliate vanno distribuite in 4-5 pasti, con un giusto apporto di vitamine e oligoelementi, acqua e una proporzione bilanciata fra i principi nutritivi del seguente tipo:
- 20% di proteine
- 30% di grassi
- 50% di carboidrati
Inoltre è importante garantire quantitativi di fibra alimentare intorno ai 30 gr al giorno, producendo senso di sazietà ed interagendo sull’assorbimento intestinale.
Alimenti dietetici
Sono alimenti che hanno speciali proprietà dietetiche grazie alla loro composizione e/o a particolari modificazioni fisiche, chimiche e biologiche indotte dai processi di lavorazione a cui sono sottoposti. Alcuni svolgono un ruolo insostituibile nell’alimentazione di individui che soffrono di processi metabolici o assimilativi alterati (diabetici, iperuremici, enteropatici ecc..) o che hanno bisogno di un’alimentazione rigorosamente controllata nei suoi componenti (galattosemici, fenilchetorunici, intolleranti al glutine, sofferenti di allergie alimentari); altri sono utilissimi nella prevenzione di varie patologie (stipsi, obesità, dislipidemie, malattie cardiovascolari).
L’accresciuta consapevolezza che l’alimentazione rappresenta un importante fattore di prevenzione per numerose malattie, infatti, ha reso l’uso degli alimenti dietetici non più una manifestazione di snobbismo o un capriccio personale, ma piuttosto una necessità della vita quotidiana di tutti.
E’ un giro d’affari enorme, basti pensare che in un anno si spendono oltre 400 miliardi di euro in alimenti dietetici e che il loro mercato è in continua crescita. Questa tendenza, anche se con indici diversi, è manifesta in tutti i paesi industrializzati del mondo: negli Stati Uniti, ad esempio, in questi ultimi 2 anni è notevolmente aumentato il consumo di olio di pesce per combattere l’ipercolesterolemia e di integratori alcalini per contrastare l’osteoporosi.
E’ fondamentale che il consumatore legga attentamente le etichette del prodotto dove troverà elencati con massima chiarezza tutti i dati identificativi, nonchè ciò che in essi è contenuto, evitando così di incorrere in scelte sbagliate che comprometterebbero il proprio stato di salute.

