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Le obesità reattive
Le obesità reattive si instaurano, come indica il termine stesso, per reazione a vari eventi psichici, mediante iperalimentazione:
- reazioni ad eventi stessanti o traumatizzanti (per i bambini forti gelosie per i fratelli, insuccessi scolastici, collocamento in collegio, abbandono; per gli adulti incidenti gravi, forti delusioni lavorative, lutti.
- reazioni a tensioni emotive specifiche e non specifiche (solutidune, noia, delusioni); si mangia per non sentirsi soli, per distrarsi, per fare anche solo qualcosa che appaghi quel senso di vuoto.
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reazione a frustrazioni croniche manifeste ( impossibilità di intraprendere studi o attività congeniali, carriera impedita da ostacoli insormontabili, forzata convivenza con persone con le quali non si hanno buoni rapporti ) e non manifeste (in questo caso si prova un intenso desiderio di cibo e lo stimolo ad alimentarsi diventa un’abitudine irrefrenabile ed incomprensibile, visto che spesso non è determinato nè da un appetito oggettivo, nè dal gusto.
Nelle obesità reattive si ha una regressione alla fase orale dello sviluppo libidico e il cibo ritorna ada essere, come nelle prime fasi della vita, sicurezza, protezione ed affetto. In questi soggetti Hilde Bruch ha spesso riscontrato: debole personalità, tendenza alla dipendenza, difficoltà di identificazione sessuale ed isolamento sociale.
Accrescimento - consigli dietetici
L’accrescimento è sicuramente uno dei periodi più importanti di tutta la vita e, in questo senso, una corretta alimentazione rappresenta senza alcun dubbio la” base della salute futura“.
Del resto, se è vero che la prevenzione è il miglior rimedio a molte malattie, è anche vero ed accertato scientificamente che l’obesità, il biabete, l’ipertensione arteriosa, l’aterosclerosi ecc. hanno il loro punto di partenza non a 40-50 anni, età in cui di regola vengono diagnosticate e curate, ma in tempi più remoti, addirittura fin dai primi mesi di vita.
Di conseguenza, perchè l’individuo si formi non solo nel fisico ma anche e soprattutto in quelle che saranno le sue abitudini alimentari e di vita, occorre:
- Controllare attentamente il peso corporeo e, nel caso sia in eccesso, ricondurlo quanto prima al peso ideale.
- Dal momento che lo sviluppo del tessuto adiposo (grasso) avviene in questa fase della vita, è dunque opportuno non ingrassare più del dovuto. Se questo avviene, ricoerdate che praticare una dieta dimagrante in questa epoca non controindica lo sviluppo del ragazzo.
- Dare la preferenza agli alimenti ricchi in calcio, vitamina D, vitamine del gruppo B, ferro e vitamina PP.
- Incrementare il consumo di alimenti ad alto valore biologico, come le proteine della carne, uova, pesce, latte e derivati.
- Evitare le bevande alcoliche.
- Incrementare l’uso di alimenti ricchi di acidi grassi essenziali, contenuti negli oli di semi, d‘oliva e nel pesce.
- Il latte (molto ricco in calcio)dovrebbe sempre essere assunto in quantità di circa mezzo litro al giorno.
Obesità - Dispendio energetico ed attività fisica
Il dispendio energetico aumenta con l’attività fisica, la cui intensità e durata deve essere prevista e controllata caso per caso, in quanto provoca effetti diversi sul metabolismo dei vari individui.
Nell’obeso il dispendio energetico relativo al metabolismo basale è uguale a quello dei soggetti normali, mentre risulta maggiore a parità di attività fisica.
Questo accentuato costo energetico è probabilmente una delle cause della maggiore sedentarietà e pigrizia degli obesi che, prima o poi, finiscono col trovarsi in un circolo vizioso: il tessuto adiposo in eccesso, limita infatti, la spesa energetica e questo favorisce l’ulteriore accumulo di grasso.
Per il trattamanto dell’obesità risultano particolarmente indicate attività fisiche moderate, ripetute con regolarità.
Obesità
Un sovrappeso si ha quando l’eccedenza ponderale supera del 10-20% il peso ideale; l’obesità quando l’eccesso è compreso fra il 20-40% e un’obesità grave quando si supera del 40% il peso ideale.
Qui è riportato il grafico per poter stabilire se si è sottopeso, normali, sovrappeso, obesità di medio grado o alto grado.
L’indice di massa corporea o BMI (body mass index) è uno dei metodi per poter calcolare, con estrema facilità, la propria forma fisica tracciando una retta tra l’altezza e il peso.
Con obesità si intende per definizione l’accumulo anormale di tessuto adiposo in tutto il corpo; sarebbe più appropriata la forma plurale “le obesità” poichè il deposito di grasso in eccesso è il risultato di un processo multifattoriale. Lo squilibrio energetico all’origine del sovrappeso, nel quale l’apporto calorico eccede il consumo energetico, è il risultato di condizionamenti ambientali su un soggetto geneticamente predisposto.
OBESITA’ ANDROIDE
L’obesità addominale, denominata obesità della parte superiore del corpo, obesità centrale, obesità androide, obesità maschile, obesità di tipo “a mela”.
Le regioni di elezione degli accumuli di grasso sono il grasso sottocutaneo addominale e il grasso viscerale che può essere valutato tramite lo spessore delle pliche cutanee, la circonferenza vita-fianchi (WHR) o per mezzo della sofisticata tecnolofia ad ultrasuoni, della tomografia computerizzata e della risonanza magnetica nucleare (MRI). Le pliche cutanee sottoscapolari rivestono particolare interesse nella diagnosi dell’obesità addominale.
Le complicanze principali dell’obesità, tra le quali le malattie cardiovascolari, diabete, ipertensione, iperlipidemia, sono associate ad un aumento del tessuto adiposo addominale. Possono manifestarsi anche disfunzioni del sistema ormonale endocrino: aumentata secrezione di cortisolo, ridotta produzione di testosterone negli uomini ed assenza di ovulazione nelle donne.
OBESITA’ ALIMENTARE
L’obesità indotta dall’alimentazione è in genere associata ad eccessi alimentari ed al sovrappeso. Un’alimentazione scorretta, l’eccesso di grassi e di zuccheri, vita sedentaria e consumo eccessivo di alcolici, contribuiscono in maniera significativa all’incidenza del sovrappeso e dell’obesità.
OBESITA’ GINOIDE
Chiamata anche obesità periferica, gluteofemorale, femminile, della parte inferiore del corpo o obesità di tipo “a pera”; il grasso è localizzato a livello dei fianchi, delle natiche e delle cosce .
E’ caratterizzata da un rapporto vita/fianchi basso: WHR <8
L’obesità ginoide è il più comune modello di distribuzione del grasso osservato nelle donne obese. Anche se raramente, può colpire anche gli uomini.
Questo tipo di obesità non è associata a complicanze a carico del sistema cardiovascolare e all’aumentato rischio neoplastico come per l’obesità addominale. Questa forma di obesità aumenta essenzialmente l’incidenza di problemi ortopedici dovuti al peso sopportato dagli arti inferiori e di problemi psicologici.
I cardini su cui si fonda il trattamento dell’obesità e ogni serio programma di controllo del peso sono la dieta, l’esercizio fisico e il comportamento alimentare (stile di vita).
Noi e il nostro corpo
Alla domanda “Come mangi?” quasi tutti rispondono: “Bhe, normalmente”.
Normalmente, cioè più o meno come tutti, secondo un modello che, anche se abbastanza di recente, ha preso piede al punto da essere considerato da molti l’unico valido, a garanzia di salute e benessere.
Non è solo al ristorante che ci si sente quasi in obbligo di assaggiare di tutto: l’antipasto, il primo, il secondo, il formaggio, il dolce, la frutta e il caffè; anche in casa, una madre di famiglia che si rispetti dimostra la cura per i suoi familiari e l’amore per la casa presentando una o due volte al giorno un pasto “completo”, appunto, di almeno primo e secondo, possibilmente seguiti dal dolce. Non facendo così, si esporrebbe alle critiche di marito, figli, suoceri e amici o, peggio ancora, si sentirebbe in colpa per non aver dato tutto il necessario ai suoi cari.
Spesso è solo quando si presentano guai seri che si comincia a seguire il consiglio di un dietologo o di un medico nutrizionista: pasti meno complessi e più cura nel preparare il menù.
Mettere in pratica in modo schematico queste indicazioni rischia di diventare un altro modo per seguire una dieta; è molto meglio prima di tutto farsi un’idea, anche sommaria, di quanto avviene nell’organismo umano con i cibi che si introducono. Solo così, una volta convinti delle ragioni di molti piccoli e grandi disturbi (sonnolenza, obesità, scarsa energia, fino ad arrivare alla malattie degenerative e croniche), si potrà èrendere coscienza delle reali necessità del nostro corpo.

