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Nutrizione enterale: miscele nutritive
Le miscele nutritive si possono distinguere in:
DIETE POLIMERICHE
Diete semielementari con nutrienti in forma facilmente digeribile ed in rapporti equilibrati, prive di scorie (fibra, glutine).
Sono diete che necessitano dei processi digestivi poichè:
- la parte proteica è costituita da polipeptidi e proteine intere (dall’albume dell’uovo e dalla caseina);
- la parte glucidica è costituita da maltodestrine;
- la parte lipidica è costituita da miscele di oli vegetali e trigliceridi a catena media (MCT);
Contengono quantità di vitamine e sali minerali sufficienti al fabbisogno giornaliero, hanno un contenuto in sodio limitato, oltre ad essere palatabili ed aromatizzate per poter essere assunte per via orale.
DIETE MONOMERICHE
Diete elementari con nutrienti già allo stato digerito pronti per l’assorbimento e prive di scorie (fibra e glutine).
Non necessitano di digestione, infatti:
- la parte proteica è costituita in genere da aminoacidi liberi (non subiscono l’idrolisi);
- la parte glucidica è costituita da oligo-manosaccaridi senza lattosio;
- la parte lipidica è costituita da trigliceridi a catena media privi di colesterolo.
Contengono quantità di vitamine e di minerali sufficienti al fabbisogno giornaliero ed hanno un basso contenuto in sodio. La loro somministrazione va monitorata in quanto hanno un’ alta osmolarità e scarsa palatabilità per gli aminoacidi liberi contenuti che limita l’impiego per via orale.
DIETE SPECIFICHE
Sono integratori, cioè diete provviste di requisiti speciali, ad es:
- Iperproteiche per malati ipercatabolici (ustionati, settici e neoplastici);
- Ipoproteiche preferibilmente con aminoacidi essenziali ed istidina nelle insufficienze renali;
- Con percentuali maggiori di aminoacidi ramificati nelle insufficienze epatiche;
- Con sostanze che aumentano la viscosità per rallentare il transito ed aumentare i tempi di contatto con la parete intestinale (malattie intestinali infiammatorie).
Lievito di birra
E’ un vero e proprio alimento, per la sua ricchezza in proteine (fornisce tutti gli aminoacidi essenziali), vitamine e sali minerali che fanno del lievito di birra una risorsa indispensabile in molte condizioni patologiche.
E’ antianemico, ricostituente generale, disintossicante, è indicato nelle infiammazioni del sistema nervoso, nelle malattie della pelle, nelle malattie metaboliche, nel diabete e nell’arteriosclerosi.
Un’integrazione alimentare con il lievito di birra migliora l’utilizzazione cellulare del glucosio, facilitando allo stesso tempo l’azione dell’insulina. Influisce positivamente sulla flora intestinale e su quella vaginale.
La Patata
E’ un tubero composto per l’80% di acqua, contiene carboidrati, proteine, grassi, sali minerali di potassio, fosforo, ferro, calcio, zolfo e vitamine del gruppo B ( B1, B2, B6) e C.
La concentrazione della vit. C diminuisce con la conservazione, dopo 6 mesi è praticamente assente.
Oltre in cucina, la patata, viene impiegata per le sue virtù terapeutiche: nei casi di gastrite, ulcere, coliti; la polpa grattuggiata ed applicata sulla pelle ha un effetto lenitivo e disinfiammante.
Attenzione: le patatine fritte non hanno nulla a che vedere rispetto a quelle cotte a vapore, contengono sei volte più calorie ed una quantità di grassi trenta volte superiore.
Come comporre un’insalata mista
Sono diversi i criteri che determinano la scelta dei vegetali per l’insalata mista o le crudità che dovrebbero comparire in tavola, all’inizio del pasto, almeno una o più volte al giorno.
Ci si lascerà guidare dalla disponibilità della stagione e del mercato per avere sempre prodotti maturi e freschi, raccolti possibilmente non troppo lontano dalla propria regione. Il secondo criterio è la varietà, che stimola l’appetito e garantisce un apporto di principi nutritivi completo e diversificato.
E’ buona norma presentare, nell’insalata mista, almeno tre vegetali:
- un frutto (o fiore);
- una foglia (o gambo);
- una radice.
I frutti possono essere pomodori, melanzane, peperoni; i fiori possono essere cavolfiori, cavolini di Bruxelles, carciofi. Verdura a foglia sono tutte le insalate, i cavoli, le figlie di rapanello, di sedano; tipici esempi di gambi sono il sedano a coste e i cardi. Tra le radici troviamo carote, barbabietole, sedano rapa, ramolaccio, rapanelli.
Ogni parte di una pianta è infatti specializzata in determinati processi vitali ed è pertanto ricca di sostanze specifiche.
Assumere una combinazione di questi elementi garantisce quindi un apporto di componenti biologiche armonioso e completo.
Non certo ultima per importanza è la scelta dei colori: già il vedere un’insalata mista multicolore ben disposta prepara la digestione, facendo venire “l’acquolina in bocca”. Il desiderio per il cibo, stimolato anche dalla vista, facilita la sua successiva digestione. Un piatto uniforme ed incolore, poco invitante per l’occhio, non sarà benefico per l’organismo allo stesso modo, anche se contenesse un concentrato di sostanze preziose.
Ma i colori sono anche espressione del contenuto in vitamine e sali minerali di una pianta; per cui il rosso con il bianco, o giallo e il verde assicura allo stesso tempo una gamma completa di sostanze importanti per l’organismo.
Dal tener presente, infine, l’azione del colore sul nostro umore: il verde è sedativo, il giallo stimolante, il rosso eccitante. Pare addirittura che frutta e verdura rossi possano contribuire ad aumentare il senso di calore corporeo, per cui d’estate si dovrebbero preferire i colori neutri. Tuttavia il pomodoro, che va mangiato solo ben maturo e fresco nella sua stagione, maturando nel colmo dell’estate smentisce le regole.
La frutta - un capitolo a sè
E’ bene ricordare che la frutta più sana e benefica è quella colta matura, nella sua giusta stagione, proveniente da coltivazione biologica (o anche spontanea) e, naturalmente, fresca. Solo così sarà ricca, anzi ricchissima, di vitamine, sali minerali e oligoelementi, e i suoi acidi organici si saranno trasformati in zuccheri, facilmente assimilabili dal nostro organismo. Frutti che arrivano da parti lontane del globo, e che quindi sono stati necessariamente colti ancora acerbi, non possono avere queste caratteristiche e non dovrebbero quindi comparire, se non molto saltuariamente, sulla nostra tavola.
La frutta è composta oltre che di acqua e di fibre (importantissime per il buon funzionamento del nostro metabolismo e, non ultimo, dell’intestino) di zuccheri semplici: monosaccaridi e disaccaridi, che vengono elaborati molto velocemente a livello intestinale oppure possono essere assorbiti addirittura direttamente come tali.
Questo rende opportuno un rapido passaggio di questo tipo di alimento, perchè gli zuccheri semplici se trovassero “ingombro” tra stomaco e/o intestino, provocherebbero, durante la loro permanenza nel tratto digerente, fermentazione e un’assimilazione difettosa sia della frutta stessa, sia degli altri alimenti presenti.
Gli italiani usano consumare la frutta , quasi regolarmente, a fine pasto ed è proprio il momento meno adatto per cibarsene. Certo, lascerà una bocca piacevolmente fresca e i suoi colori festosi adornano senz’altro la tavola a fine pasto.
Alcune mamme, preferiscono dare la frutta ai propri bambini dopo tutti gli altri cibi per paura che rovini loro l’appetito, nulla di più sbagliato, in quanto essa ha proprio una funzione regolatrice su di esso, riesce a stimolare le secrezioni gastriche e quindi l’appetito di bambini gracili ed inappetenti, mentre non spinge coloro che avessero il problema contrario a mangiare una quantità di cibo superiore al necessario.
Il momento ideale per consumare la frutta è sempre lontano dai pasti, va considerata come un pasto a sè.

