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Articoli marcati con tag ‘sovrappeso’

Adolescenza e sovrappeso

adolescenza-e-sovrappesoOltre ai fattori che concorrono a sostenere le preoccupanti statistiche relative alle morti e alle invalidità per incidenti motoristici ed ai suicidi, ve ne sono altri che in modo significativo concorrono a destabilizzare la salute degli adolescenti e compromettere il loro benessere.

L’eccessivo peso corporeo può procurare danni non soltanto nel corso stesso dell’adolescenza (con conseguenze anche psicologiche, specialmente nelle ragazze), ma anche nell’età adulta, dal momento che all’incirca 80% degli adolescenti obesi diventeranno degli adulti obesi.

Il sovrappeso concorre in modo rilevante ad aumentare alcuni fattori di rischio quali l’ipertensione, l’ipercolesterolemia e la diminuita tolleranza al glucosio, per cui è necessario raccomandare di ridurre il peso corporeo agli adolescenti in sovrappeso, ma soprattutto è importante individuare i soggetti che, per storia familiare, abitudini alimentari della famiglia, sedentarietà, ecc., hanno maggiori probabilità di andare in sovrappeso.

L’intervento sugli adolescenti obesi sarà basato su una dieta, che tenendo conto del giusto rapporto fra peso ed altezza in una persona, dovrà e potrà essere sufficiente, gradevole e varia.

Altro elemento fondamentale per raggiungere e mantenere il giusto peso, è l’esercizio fisico, utile soprattutto in quegli adolescenti in cui è più rimarcata la tendenza a trascorrere numerose ore davanti alla televisione, che li porta ad una dannosa sedentarietà. E’ ovviamente consigliata un’attività fisica leggera o di moderata intensità, ma che sia costante.

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Depressione e sovrappeso

Per molti anni il sovrappeso è stato considerato un disturbo di natura emotiva in cui gli eccessi alimentari attenuavano lo stato ansioso e depressivo verso il quale si pensava che gli obesi avessero un’insolita propensione.depressione

Invece, un certo numero di pazienti in sovrappeso può accusare sintomi di depressione in conseguenza a pregiudizi sociali, insoddisfazione per la propria immagine corporea e della dieta seguita. Il medico, quindi, si trova a far fronte al problema di diagnosticare i sintomi della depressione e di decidere quali siano i problemi dominanti.

Il più delle volte la psicoterapia, quale coaudiuvante al programma di dimagrimanto, risulta essere la risposta più adeguata nei casi di depressione di natura non endogena. D’altra parte, la reale depressione impone in primo luogo il trattamento di essa e, successivamente, l’obiettivo del calo ponderale.

Un’anamnesi accurata individuerà episodi di bulimia così da non disconoscere precise entità psichiatriche come la bulimia nervosa. Questa patologia richiede un trattamento specifico.

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Evoluzione storica dell’attività fisica dell’uomo

attivita-fisicaLa struttura fisica dell’uomo è più adatta al movimento (che ha caratterizzato la sua esistenza per circa un milione di anni) che alla sedentarietà (fenomeno diffusosi a livello di massa negli ultimi trent’anni presso le popolazioni tecnologicamente più progredite): ciò appare evidente se esaminiamo l’evoluzione storica dell’uomo in rapporto all’attività fisica.

Durante il Paleolitico (o l’età della pietra), iniziato circe un milione di anni fa e terminato 10.000 anni fa, gli uomini per sopravvivere erano in continuo movimento, visto che dovevano raccogliere i frutti nati spontaneamente dalla terra ed inseguire le loro prede, che catturavano col semplice uso di armi ed utensili in pietra scheggiata. Il Neolitico (o età della pietra nuova), durato da circa 10.000 a 4.000 anni fa, fu un periodo relativamente più tranquillo dal punto di vista dell’attività fisica, dato che l’uomo imparò progressivamente ad allevare il bestiame ed a coltivare i campi.

Successivamente si ebbe un impiego sempre più vasto di arnesi metallici (età dei metalli) ed il passaggio dalla preistoria alla storia, che iniziò intorno a 4.000 anni fa, quando gli uomini incominciarono a lasciare documenti scritti sulle loro attività. Da allora fino alla metà del secolo scorso l’evoluzione è stata più lenta rispetto agli ultimi 100 anni determinanti per il progresso scientifico e tecnologico in tutti i settori.

I risultati conseguiti da tale progresso sono stati tuttavia diffusi a livello di massa solo nell’ultimo trentennio, durante il quale l’attività fisica dell’uomo si è ridotta molto di più che non nelle migliaia e migliaia di anni precedenti della sua storia. Questo repentino mutamento di abitudini, responsabile di molte malattie del nostro tempo, ha quindi inciso profondamente sul nostro organismo: l’estrema diffusione dei casi di sovrappeso e obesità, presso le popolazioni tecnologicamente più progredite, ne costituisce appunto uno dei segni più evidenti.

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La dieta nell’obesità e non solo..

dieta1Una perdita di peso si verifica solo quando l’energia spesa supera quella ingerita.

Il digiuno terapeutico di breve periodo dà benefici temporanei di scarso rilievo. Il digiuno provoca una serie di effetti indesiderati come chetosi, ipoglicemia, ipokaliemia, iponatriemia, che possono provocare gravi danni.

Diete a bassissimo contenuto calorico (400-800 kcal/die) sono state studiate per produrre il massimo dimagrimento nel più breve tempo; sono diete che vanno necessariamente integrate con vitamine, sali minerali e con almeno 2 litri di liquidi acalorici. Il dimagramento per la donna si aggira su 1.5 kg la settimana, per l’uomo intorno ai 2 kg.

Queste diete vanno limitate a pazienti selezionati, con un sovrappeso del 30% (circa 18 kg), senza turbe cardiache, pressorie, renali o epatiche e devono essere applicate sotto stretta sorveglianza medica per il rischio di aritmie cardiache.

Esperti improvvisati, ciarlatani e medici senza conoscenze nutrizionali possono creare seri danni ai pazienti, in un settore che invece richiede una collaborazione multidisciplinare per dare risultati apprezzabili. Infatti il 55-67% di coloro che hanno ottenuto una apprezzabile riduzione di peso, lo riacquistano un anno dopo se non modificano il loro stile di vita e le abitudini alimentari nell’ambito di rigorosi programmi basati su criteri e valutazioni scientifiche e sotto la supervisione di medici esperti in nutrizione.

Per condizioni di sovrappeso inferiori al 30% sono indicate diete a basso contenuto calorico, bilanciate o sbilanciate nella composizione dei nutrienti.

Quelle bilanciate apportano da 1000 a 1200 kcal/die (50% carboidrati, 15-20% proteine, 30% grassi). Vanno integrate con vitamine e sali minerali (B6, ferro, calcio, magnesio, zinco e rame).

Le diete sbilanciate, si fondano sul presupposto che, alternando le reciproche proporzioni dei nutrienti, soprattutto riducendo i carboidrati, si ottengano effetti metabolici con riduzione di peso. Meno di 100 gr di carboidrati possono incrementare la diuresi e ridurre il peso ma non il grasso.

Le diete cosiddette al pompelmo, alla banana, prescritte per “ossidare il grasso”,aumentare il consumo calorico“, “inibire l’appetito“, in realtà agiscono perchè l’apporto calorico è inferiore alle 1000 kcal al giorno. Una dieta ben consigliata è quella che viene stabilita sulla base degli indici ponderali individuali (Indice di Massa Corporea, percentuale di grasso calcolata con la plicometria e l’impedenziometria). I livelli energetici devono coprire esigenze metaboliche da 1000 a 2400 kcal/die.

Le diete consigliate vanno distribuite in 4-5 pasti, con un giusto apporto di vitamine e oligoelementi, acqua e una proporzione bilanciata fra i principi nutritivi del seguente tipo:

  • 20% di proteine
  • 30% di grassi
  • 50% di carboidrati

Inoltre è importante garantire quantitativi di fibra alimentare intorno ai 30 gr al giorno, producendo senso di sazietà ed interagendo sull’assorbimento intestinale.

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Obesità

                           indice-massa-corporeaUn sovrappeso si ha quando l’eccedenza ponderale supera del 10-20% il peso ideale; l’obesità quando l’eccesso è compreso fra il 20-40% e un’obesità grave quando si supera del 40% il peso ideale.

Qui è riportato il grafico per poter stabilire se si è sottopeso, normali, sovrappeso, obesità di medio grado o alto grado.

L’indice di massa corporea o BMI (body mass index) è uno dei metodi per poter calcolare, con estrema facilità, la propria forma fisica tracciando una retta tra l’altezza e il peso.

Con obesità si intende per definizione l’accumulo anormale di tessuto adiposo in tutto il corpo; sarebbe più appropriata la forma plurale “le obesità” poichè il deposito di grasso in eccesso è il risultato di un processo multifattoriale. Lo squilibrio energetico all’origine del sovrappeso, nel quale l’apporto calorico eccede il consumo energetico, è il risultato di condizionamenti ambientali su un soggetto geneticamente predisposto.

OBESITA’ ANDROIDE

L’obesità addominale, denominata obesità della parte superiore del corpo, obesità centrale, obesità androide, obesità maschile, obesità di tipo “a mela”.

Le regioni di elezione degli accumuli di grasso sono il grasso sottocutaneo addominale e il grasso viscerale che può essere valutato tramite lo spessore delle pliche cutanee, la circonferenza vita-fianchi (WHR) o per mezzo della sofisticata tecnolofia ad ultrasuoni, della tomografia computerizzata e della risonanza magnetica nucleare (MRI). Le pliche cutanee sottoscapolari rivestono particolare interesse nella diagnosi dell’obesità addominale.

Le complicanze principali dell’obesità, tra le quali le malattie cardiovascolari, diabete, ipertensione, iperlipidemia, sono associate ad un aumento del tessuto adiposo addominale. Possono manifestarsi anche disfunzioni del sistema ormonale endocrino: aumentata secrezione di cortisolo, ridotta produzione di testosterone negli uomini ed assenza di ovulazione nelle donne.

OBESITA’ ALIMENTARE

L’obesità indotta dall’alimentazione è in genere associata ad eccessi alimentari ed al sovrappeso. Un’alimentazione scorretta, l’eccesso di grassi e di zuccherivita sedentaria e consumo eccessivo di alcolici, contribuiscono in maniera significativa all’incidenza del sovrappeso e dell’obesità.

OBESITA’ GINOIDE

Chiamata anche obesità periferica, gluteofemorale, femminile, della parte inferiore del corpo o obesità di tipo “a pera”; il grasso è localizzato a livello dei fianchi, delle natiche e delle cosce .

E’ caratterizzata da un rapporto vita/fianchi basso: WHR <8

L’obesità ginoide è il più comune modello di distribuzione del grasso osservato nelle donne obese. Anche se raramente, può colpire anche gli uomini.

Questo tipo di obesità non è associata a complicanze a carico del sistema cardiovascolare e all’aumentato rischio neoplastico come per l’obesità addominale. Questa forma di obesità aumenta essenzialmente l’incidenza di problemi ortopedici dovuti al peso sopportato dagli arti inferiori e di problemi psicologici.

I cardini su cui si fonda il trattamento dell’obesità e ogni serio programma di controllo del peso sono la dieta, l’esercizio fisico e il comportamento alimentare (stile di vita).

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